Turismo: E l’Italia sta a guardare

20/05/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
118, pag. 16 del 20/5/2003
di Fabio Donfrancesco

E l’Italia sta a guardare

La barca del turismo mondiale sta navigando in un mare in piena tempesta e, mentre alcuni si prodigano a tracciare una rotta per giungere in acque più tranquille, altri preferiscono starsene sotto coperta, in attesa che il vento cambi direzione. Al 3° summit mondiale sul turismo, conclusosi domenica a Vilamoura in Portogallo, a molti non è sfuggito infatti un particolare di non poco conto: la totale assenza di rappresentanti italiani in quest’importante assise internazionale, in un momento così delicato per l’industria del turismo. Oltre ai portoghesi, padroni di casa, è stata massiccia la presenza degli operatori americani rispetto a quelli europei, in gran parte inglesi. E qualcuno lo ha interpretato come un tentativo di creare una leadership anglo-americana all’interno del World tourism & travel council, per gestire a livello mondiale l’industria del turismo, in collaborazione con il World tourism organization (Wto), l’associazione intergovernativa dei singoli paesi membri. Al di là dei futuri scenari politici di natura globale, resta il fatto che di rappresentanti italiani, sotto il sole dell’Algarve, non s’è vista neanche l’ombra.

Ora, che il peso del settore sia poco considerato in Europa lo dimostra l’ultima, sorprendente decisione assunta in seno al praesidium sulla bozza del nuovo trattato costituzionale dell’Unione europea (vedere articolo qui a fianco). Ma mancare a un appuntamento di una tale portata internazionale è comunque grave. Lo stesso Francesco Frangialli, segretario generale del Wto, alla nostra precisa domanda, rispondeva che ´al summit erano presenti i presidenti e i ceo soltanto di una parte degli operatori, quella dei grandi gruppi come Cendant, Tui e Starwood. In Italia il turismo è fatto in larga misura dalle piccole e medie imprese. Probabilmente’, ha aggiunto in modo sibillino, ´chi è venuto qui a parlare non è nella stessa situazione di chi ha ritenuto di restare a casa e di non esprimersi sui possibili rimedi all’attuale situazione in atto’.

In altre parole, sono gli operatori americani e asiatici che stanno soffrendo di più e hanno maggiore interesse a cercare soluzioni, che facciano ripartire il mercato turistico mondiale. Alcuni hanno probabilmente ritenuto che presentarsi individualmente e in ordine sparso avesse scarso significato, in uno scenario globale.