Turismo e lavoro/1 – I dipendenti (terziarizzati) dei grandi alberghi

29/01/2013

Mancanza di tutele e peggioramento delle condizioni contrattuali e lavorative: è ciò che spetta ai dipendenti del settore alberghiero, sempre più frequentemente esternalizzati o terziarizzati (servizi delegati ad aziende terze, ndr). Per prima cosa è fondamentale sfatare un mito: non sono solo le gradi catene (emblematico il caso di NH) a delegare il lavoro all’esterno, ma lo stanno facendo anche la maggior parte degli alberghi.
In che cosa consiste il processo? “Gli alberghi licenziano i propri dipendenti diretti e demandano il lavoro a cooperative esterne”, spiega Cristian Sesena, segretario nazionale settore turismo di Filcams Cgil. Un percorso traumatico per lavoratori assunti spesso da decine di anni dalla stessa impresa: “Oltre a non sentirsi più parte della realtà aziendale si viene privati totalmente delle tutele”, racconta Alberto Ferrazzani, da 15 anni facchino al Grand Hotel Minerva di Firenze, attualmente in piena fase di terziarizzazione.
Perché? La legge non impone che i lavoratori vengano reinseriti a condizioni economiche e normative equivalenti? “Prima di tutto equivalenti non vuol dire uguali – prosegue Sesena – uno dei maggiori cambiamenti è solitamente la tipologia contrattuale: non c’è l’obbligo di assumere con il contratto collettivo turismo. Spesso le cooperative propongono contratti multiservizi, che garantiscono ben poche tutele o, ancora peggio, l’assunzione come soci di cooperativa, privi di garanzie ma che non danno accesso agli utili”.
Niente ferie pagate, malattia, permessi: “Poi c’è il problema dell’essenza stessa delle cooperative, – spiega Ferrazzani – che un giorno esistono e il giorno dopo chiudono. Io entro il 15 gennaio devo decidere se accettare il passaggio alla cooperativa o fare causa alla mia azienda: abbiamo ottenuto di essere assunti a tempo indeterminato, nel nostro caso quindi, a condizioni equivalenti. Ma non hanno voluto firmare la parte fondamentale dell’accordo: in sostanza vogliamo essere certi che se in un secondo momento la cooperativa fallisce e cambia, anche la nuova ci riassumerà. Invece nulla. Se chiudono, mi potrei trovare senza lavoro da un giorno all’altro”.
Per questo spesso l’esternalizzazione viene vissuta dal lavoratore come un dramma e molto scelgono le vie legali anche in caso di raggiunto accordo. Ma perché gli alberghi terziarizzano i servizi? “Per risparmiare. E si trincerano dietro la convinzione di farlo mantenendo lo stesso standard di qualità”.
Non pare strano in tempi di crisi. Quel che stupisce è che anche aziende in attivo optano per questa strada: “Il Minerva non sente la crisi, abbiamo una media che supera l’80 per cento di occupazione tutto l’anno; lo fanno per risparmiare a scapito della qualità, della continuità e della tutela del lavoratore”.
Perché spesso le cooperative non preparano i loro dipendenti: “Ne ho sentiti molti che non hanno mai fatto i corsi sulla sicurezza, sulla qualità, o di lingua che sarebbero obbligatori per legge. In realtà imparano il mestiere da noi dipendenti fissi degli hotel, e quando non ci saremo più?”.
Ma esistono anche realtà disposte a contrattare con dipendenti e sindacati per evitare l’esternalizzazione. Sono le catene di alto livello che non possono risicare sulla qualità: “Il lusso ha concordato con noi strade alternative: – conclude Sesena – catene come Starwood o Four Season hanno deciso di discutere con i propri dipendenti per ottenere dei cambiamenti in termini di maggiore flessibilità e mobilità di piazza al posto di terziarizzare: solo in questo modo potranno continuare a garantire l’elevato livello di qualità”.