Turismo: Diffusi ieri a Rimini i dati del settore dopo gli attentati in America

26/11/2001

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Domenica 25 Novembre 2001


DIFFUSI IERI A RIMINI I DATI DEL SETTORE DOPO GLI ATTENTATI IN AMERICA

DANIELA LIMONCELLI
Conti in rosso per il turismo. Non passa più lo straniero per gli alberghi italiani. Un solo dato: nel 2001 si calcola una perdita secca di 1500 miliardi in un comparto, quello ricettivo, che macinava un fatturato annuale pari a 40mila miliardi prima dell’attentato all’America, prima della guerra in Afghanistan. Prima dell’11 settembre, una vita fa.
E non è tutto. Nel 2002, sempre nel comparto alberghiero, si prevede un calo occupazionale tra il 5 e il 10 per cento. Lancia, di nuovo, forte e chiaro l’allarme, Bernabò Bocca, presidente nazionale della Federalberghi. Lo fa da Rimini in occasione dell’apertura del Salone dell’Attrezzatura Alberghiera. Snocciola i dati in nero elaborati dall’Osservatorio turistico-alberghiero della Federazione: le presenze negli alberghi italiani, a fine anno, registreranno un calo di almeno 1 punto percentuale contro le previsioni che indicavano, e solo alcuni mesi fa, un incremento del 3% in un settore che fino allo scorso anno generava il 7% del Pil e dava lavoro ad oltre 2 milioni di persone. Prima degli attacchi terroristici l’Italia, per il terzo anno consecutivo, «viaggiava» verso un nuovo record di arrivi e di pernottamenti, di fatturati e entrate valutarie.
Settembre si è chiuso invece con un meno 4% di pernottamenti (meno 5,9% di italiani, meno 1,9% di stranieri). A ottobre la perdita è salita al 13,9% (meno 3,9% di italiani, meno 21,8% di stranieri) mentre novembre dovrebbe andar via con un meno 9,3% (meno 5,8% di italiani, meno 14,4% di stranieri).«Dopo l’11 settembre, la situazione è drammaticamente e repentinamente mutata – dice Bocca – Riteniamo che il fatturato del turismo, stimato in 150mila miliardi di lire per il 2001, si ridurrà del 3% (circa 5 mila miliardi in meno), con conseguenze sull’occupazione anche nelle strutture alberghiere». Nel comparto alberghiero, già ora, vi è il blocco dei contratti a termine. «Le agenzie di viaggio italiane – sottolinea Bocca – hanno licenziato 1500 persone. Se il Governo continuerà a non prendere provvedimenti per il turismo, nelle sole città d’arte dovrà essere licenziato almeno il 20% di chi lavora negli hotel». Per città d’arte come Roma, Firenze e Venezia, dice, il calo di lavoro per l’assenza di turisti americani e giapponesi tocca punte fino al 40%.
A mancare all’appello tra i turisti, tra giugno ed ottobre, sono stati, naturalmente, loro: americani (-10,2%), inglesi (-7,8%), giapponesi (-5,5%). «Chiediamo al Governo – avverte Bocca – la riduzione per sei mesi dei contributi dovuti allo Stato per gli oneri sociali. Le anticipazioni del ministro delle Attività Produttive Marzano, sui provvedimenti che il Governo si apprestava a varare avrebbero potuto costituire la testimonianza di un interesse effettivo del Governo per il settore. Registriamo con amarezza che ad oggi nulla è successo».
Meno presenze di turisti negli alberghi, più gente in crociera: «Il viaggio per mare garantisce una maggiore tranquillità. Si sta riaccendendo la voglia di muoversi ma sono cambiati le destinazioni scelte dai turisti. Il settore turismo, nella sua interezza, deve avere la capacità di rinnovarsi per rispondere alle nuove esigenze» spiega Ettore Cucari, presidente nazionale del settore Incoming della Fiavet e presidente regionale della Fiavet Campania-Basilicata. Nel «borsino» dei viaggi sono scese in Italia del 50 per cento, sia in entrata che in uscita, le richieste America e Giappone. Si sapevam, é ora di attrezzarsi. «In località come Positano o Capri sono venuti a mancare i turisti americani e giapponesi programmati ma in altre località italiane la crisi degli alberghi è stata contenuta in quanto a settembre comunque si ferma la stagione. Gli operatori turistici temevano anche per Natale il blocco totale delle prenotazioni, e invece c’é una ripresa del viaggio interregionale, in città d’arte o in agriturismi, e si registra già il tutto esaurito nelle località sciistiche. Il problema è che il settore deve puntare e ”curare” un turismo diverso pure attraverso iniziative mirate interregionali. Anche perchè già nel ponte di novembre abbiamo verificato che, in uscita e in entrata in Italia, c’è movimento con Madrid, Parigi, Barcellona o Praga».