Turismo: de profundis di Rutelli sul portale

25/10/2007
    giovedì 25 ottobre 2007

      Pagina 17 – Turismo

        Il vicepremier davanti alla Commissione attività produttive. Strategie turistiche tornino al governo.

          De profundis di Rutelli sul portale

            Troppe inefficienze e ritardi; e tecnologie oramai superate

              di Andrea G. Lovelock

                «Per il portale Italia.it uso un termine calcistico: ho dato il triplice fischio finale». Si chiude dunque qui, per il vicepremier, l’avventura, a dir poco travagliata di quello che era stato presentato come il punto di svolta per pubblicizzare l’offerta turistica italiana all’estero. Davanti alla commissione attività produttive della camera, Rutelli non ha usato mezzi termini per un progetto «ereditato dal governo precedente. Avevamo il dovere di compiere un tentativo di salvataggio. Ma l’impostazione tecnologica ormai superata, i ritardi e gli errori nel caricamento dei testi, l’assenza in taluni casi di redazioni regionali, ha reso impossibile l’operazione».

                Dopo aver trasmesso alla corte dei conti del Lazio (organismo di controllo competente) una dettagliata relazione sull’attività svolta dal dipartimento turismo, ha sottolineato Rutelli, «abbiamo anche avviato un contenzioso con il raggruppamento di aziende (capeggiato dalla Ibm) che doveva garantire in tempi prestabiliti la messa a regime del portale».

                  È i soldi del budget a disposizione per il portale, dove finiranno? «Non è mia esclusiva competenza, quindi non posso dire dove verranno dirottati», ha detto a Italia Oggi Rutelli.

                    Nel corso dell’audizione, Rutelli ha anche delineato i passaggi chiave per il futuro del turismo italiano. «Dobbiamo uscire subito da questa impasse con una riorganizzazione dell’offerta turistica, con una gestione affidata alle regioni della messa a sistema delle realtà territoriali vocate, ma con una strategia indirizzata dal parlamento e gestita dallo stato. Chiedo al parlamento che si pronunci per una possibile modifica della legge 135, ormai superata, con i suoi concetti di sistemi turistici locali, mai decollati, almeno in svariate regioni italiane».

                      Rutelli non ha fatto cenno (ma alcuni componenti della commissione lo hanno prospettato), a una possibile revisione del titolo V della Costituzione, che delimiti le funzioni e le competenze delle regioni, lasciando loro la pertinenza territoriale, ma passando a una cabina di regia nazionale il coordinamento delle politiche turistiche e delle azioni promozionali.

                        «Se perdiamo terreno», ha infatti spiegato Rutelli, «è perché rispetto ad altri paesi che si son dati un’autorità turistica centralizzata, abbiamo uno scenario troppo frammentato. Dobbiamo anche muoverci in fretta perché, stando alle previsioni della Banca mondiale, il mercato turistico è destinato a un boom senza precedenti, passando dagli 800 milioni di viaggiatori di due anni fa a oltre 1,6 miliardi di passeggeri aerei. Non ci dobbiamo preoccupare della perdita di share, perché in valori assoluti continuiamo a crescere, ma di adeguare l’offerta e riqualificare tutti i servizi erogati ai turisti».

                          A proposito della tassa di soggiorno, Rutelli ha ribadito: «Sono contrario, perché sarebbe un danno d’immagine enorme sui mercati internazionali. Se i comuni devono adeguare servizi e assicurare il decoro dei centri storici, penso allora a un possibile Fondo che il parlamento potrebbe adottare per erogare risorse agli enti locali per questo specifico scopo».

                            Positive le reazioni del mondo imprenditoriale alla presa di posizione di Rutelli. Il numero uno di Confturismo-Confcommercio, Bernabò Bocca, ha osservato che servono «un piano e una strategia condivisi da tutti i soggetti che in Italia costituiscono il sistema turistico nazionale e che possa incidere anche nelle scelte strategiche infrastrutturali del paese».
                            D’accordo con il vicepremier anche Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo-Confesercenti, secondo il quale «la diffusione d’insieme del turismo italiano come prodotto unico e forte deve essere attribuita allo stato, lasciando alle regioni il compito di far conoscere le specifiche peculiarità regionali».