Turismo: Cit, un’alleanza che sancisce la rinascita

04/06/2001

Il Sole 24 ORE.com


|











    Il gruppo guidato da Gianvittorio Gandolfi ha 1.750 dipendenti e a fine anno i ricavi della Holding supereranno i mille miliardi di lire

    Cit, un’alleanza che sancisce la rinascita
    Mauro Castelli
    Nell’anticamera del suo quartier generale di Varese, che si "sposa" con quelli altrettanto importanti di Milano e Roma, non mancano di attirare l’attenzione due reperti storici: la pagina della Gazzetta ufficiale che nel febbraio 1927 dava il via libera alla costituzione della Cit, Compagnia italiana turismo, nonché l’originale del primo libro soci. Un ente che nel tempo, dopo spunti vincenti, avrebbe perso smalto e quattrini e che una manciata di anni fa venne messo all’asta. A questo punto fece la sua comparsa un personaggio, Gianvittorio Gandolfi, che sino ad allora aveva viaggiato per così dire alla chetichella, occupandosi di elettrodomestici e poi, in parallelo, di turismo. Ma che il 14 febbraio 1997 aveva deciso di passare allo scoperto, invitando banche, trade e quant’altri alle "Stelline" di Milano dove, in sostanza, aveva parlato di "integrazioni", del Sud come una potenziale Silicon valley, ma soprattutto si era candidato a diventare leader del turismo italiano («Non mi risero in faccia per rispetto, visto che ero stato io a offrire da mangiare a da bere…»). Sta di fatto che si mise subito al lavoro per rafforzare la squadra e guadagnare così una maggiore visibilità. Non a caso, pochi mesi dopo questa sortita, arrivò il colpo grosso. «Nel 1996 — ricorda infatti Gandolfi — non ero riuscito a trovare in tempo il bando per la gara di vendita delle 60 agenzie Cit, ma mi rifeci comprando l’intera compagnia l’anno successivo: perdeva più di 21 miliardi all’anno, ma risultava interessante per volumi di traffico (a ridosso dei 500 miliardi contro i miei 80) nonché per la sua presenza in Italia e all’estero. Presentai quindi un piano industriale al Mediocredito lombardo nella persona di Giuseppe Vimercati, detto Peppo e attuale presidente di Cit holding, che, dopo le prime rimostranze, sborsò i 46 miliardi necessari all’operazione, quattrini che ho peraltro rimborsato in toto lo scorso marzo. Sta di fatto che il 2 agosto 1998 iniziammo a lavorare, feci "sposare" i due gruppi e cominciai, per così dire, la traversata del deserto». Nacque così, dalle costole del Gruppo Progetto la Cit holding, cui fanno capo Vacanze italiane, le agenzie di viaggi, il franchising, Tour & travel, Cit international service, Simply Italy, le Cit estere, Cit on line e la Cit Invest attiva nelle realtà immobiliari. I risultati? Un fatturato balzato dai 659 miliardi del 1998 agli 870 del 2000 a fronte di 1.750 dipendenti, 127 agenzie di proprietà (42 delle quali all’estero), 5mila posti letto, un indebitamento in calo e utili in crescita. Ferma restando l’operatività del settore elettrodomestici attraverso le società Electa, Italdish e Maister Italia. Insomma, un quadro ormai maturo per il passo verso Piazza Affari, che Gandolfi prevede fra giugno e settembre del prossimo anno, «visto che l’andamento attuale della Borsa lascia alquanto a desiderare e questo passo deve invece essere visto come un forte volano di crescita». Ma anche un quadro che ha destato l’interesse del colosso francese Accor (attraverso la Loisirs et Tourisme, la divisione del gruppo che si occupa della gestione delle attività turistiche), forte di 33mila miliardi di giro d’affari e presente con 3.600 alberghi in 141 Paesi. Ma come si è arrivati al dunque? «Sette mesi fa — spiega Gandolfi — chiesi di incontrare il direttore generale Jean Robert Reznik per proporgli la valorizzazione di un doppio patrimonio: la loro disponibilità di clienti del centro Europa (forte di una rete di 1.600 agenzie) e le potenzialità del nostro Sud. In altre parole la "costruzione" di un polo turistico di interesse comune sia in termini di aree sia di business. Una alleanza operativa, ma anche finanziaria, che si sta traducendo (la firma è prevista per mercoledì 6 e i giochi si dovrebbero concludere a ottobre) nella costituzione in Italia di una società al 50% nella quale confluiranno i rispettivi punti di vendita, fermi restando i marchi per evitare perdite di competitività. Insomma, una alleanza strutturale, che dovrebbe tradursi, grazie anche a un Gds, nell’ottimizzazione degli acquisti, delle risorse e della distribuzione». In altre parole ci troviamo di fronte a un imprenditore che guarda al domani più che al presente e che anche in passato ha sempre dimostrato la sua lungimiranza. Non a caso già nel 1992 si era reso conto delle robuste possibilità di espansione proprio del turismo e aveva scritto una specie di memorandum a Gerolamo Bernareggi, direttore del Credito italiano di Varese, che lo aveva talmente colpito da fargli lasciare il certo per l’incerto e che ora rappresenta il factotum della finanza di casa Gandolfi. Le cui attività, quest’anno, gli dovrebbero assicurare un fatturato a ridosso dei mille miliardi. Un bel salto in avanti per quest’uomo di mezza età nato nel 1950 a Cassano Valcuvia, un paesino di 400 anime in provincia di Varese, da una famiglia non certo ricca visto che papà Rinaldo faceva il muratore e la mamma Maria la casalinga. Tempi duri che Gianvittorio, ora amministratore delegato della Cit holding (un "vezzo", visto che gli ruota intorno l’80% del capitale, contro il 10% del Mediocredito lombardo e il restante 10 del management), ama ricordare con affetto: «Sono nato sul tavolo di cucina in una piccola casetta. Le elementari le avevo seguite in paese; poi le medie a Luino e il liceo a Mesenzana. In entrambi i casi dovevo percorrere cinque chilometri a piedi per poter prendere una corriera che passava da quelle parti». Come dire che non erano tutte rose e fiori. «Forse anche per questo sono stato un bravo studente, che si è guadagnato il pane durante le vacanze: non a caso a partire dalle seconda media ho fatto il manovale per tre stagioni, poi mi sono evoluto diventando cameriere, quindi pasticciere, ma anche "vu cumprà" vendendo a Rimini, Ascona e Nizza collane di mia produzione nonché, in seguito, prodotti per l’edilizia e farmaceutici. Nel settembre del 1971 fui assunto alla Ire­Philiphe come impiegato dell’ufficio estero. Il tutto inframmezzato dalla responsabilità del movimento studentesco, un ruolo che mi aiutò a superare l’handicap dei pochi quattrini e della modestia nel vestire». In effetti, sin da piccolo, il nostro uomo aveva avuto il pallino degli affari, anche se il padre, uomo tutto d’un pezzo, pensò bene di stoppargli in partenza il suo spirito di iniziativa. «Successe quando avevo sei anni e un commerciante ogni martedì passava per il paese a comprare pelli di coniglio. Così decisi di dargli una mano, anticipandolo e facendogliene trovare cinque al suo arrivo. Mi regalò 5 lire con le quali mi comprai un ghiacciolo. Ma per mio padre non era giusto e quei pochi soldi me li fece rendere con tanto di scuse». Dopo la laurea in filosofia Gandolfi si sposa con Enrica, ha una figlia, Arianna, e viene ingaggiato dalla Ignis. Ben presto promosso area manager, fa la spola con il Medio Oriente, beneficia di robuste soddisfazioni, ma nel 1980 decide di licenziarsi («In verità volevo il posto del mio capo») e fonda l’Electa in un sottoscala di via Aurelio Saffi a Milano dove compra e vende in giro per il mondo i prodotti della Ocean e, nella sola Africa, i fabbricatori di ghiaccio della Scotsman. «Il primo anno fu durissimo. Per fortuna che mi vennero incontro, con pagamenti anticipati, due vecchi clienti della Ignis attivi in Martinica e Réunion: su un miliardo di fatturato, 700 milioni erano loro». Sta di fatto che giocando sui dettaglianti, sulle vendite porta a porta e sugli stock nel 1986 il fatturato sale a 10 miliardi, a fronte di 11 dipendenti e 8 agenti che fanno parte ancora del suo staff. Fu tuttavia l’anno successivo che la sorte lo volle instradare sul terreno del turismo. «Alle Mauritius un amico cinese, che assemblava cucine, costruisce un albergo. I miei prodotti andavano bene e mi trovavo fra le mani un sacco di rupie che non sapevo come gestire. Max mi suggerì di fare una specie di giro di conto. Fu così che incominciai ad affittargli camere che poi vendevo ai turisti italiani attraverso la Siviaggi di Besozzo, in quel di Varese. Fu un successo, tanto che mi venne offerto di entrare alla pari, con dieci milioni, proprio in questa agenzia. Accettai, e in poco tempo, grazie anche ai tour operator attivi nei Paesi dove vendevo frigoriferi, mi ritrovai proprietario nel 1988 di quattro agenzie, tutte in zona, che due anni dopo sarebbero diventate otto e successivamente undici». Insomma, già nel 1995 i dipendenti erano saliti a 40 a fronte di altrettanti miliardi di giro d’affari, contro i 30 miliardi e i 25 dipendenti del settore elettrodomestici. Il resto sono le tappe bruciate negli ultimi anni. E il domani? «Siamo seduti su un pozzo di petrolio e andiamo a comprare il greggio dal distributore a fianco. Ma io — assicura Gandolfi — intendo viaggiare controcorrente».
    Lunedí 04 Giugno 2001
 
|

 
Copyright © 2000 24 ORE.com. Tutti i diritti riservati