Turismo, chiesta la cassa integrazione per 12 mila addetti

02/10/2001






Gli operatori: affari ridotti anche dell’80%, intervenga il governo. Entro dicembre persi 2 mila miliardi

Turismo, chiesta la cassa integrazione per 12 mila addetti


Il presidente Abete: disastroso l’effetto guerra per il settore

      MILANO – Dodicimila in cassa integrazione. E’ il piano presentato dagli operatori turistici per controbilanciare il crollo del mercato dei viaggi, costretto a fare i conti con la crisi più profonda degli ultimi 50 anni. L’intero settore è paralizzato: i tour operator perderanno 2 mila miliardi entro la fine dell’anno, mentre gli incassi delle agenzie di viaggio sono già crollati del 70% (con punte dell’80%). «Non possiamo resistere altri 60 giorni in queste condizioni – dice Andrea Giannetti, presidente di Assotravel – l’intervento del governo deve essere tempestivo». Ieri, insieme alle cifre aggiornate delle crisi, è stato formalizzato dunque il «pacchetto» degli interventi richiesti al governo per tamponare il disastro economico: aumentare la cassa integrazione dagli attuali 6 a 250 miliardi ed estendere gli ammortizzatori sociali anche alle agenzie di viaggio e agli operatori turistici con meno di 50 dipendenti. Ancora: crediti di esercizio straordinario per poter investire in consulenza tecnologica, formazione professionale, promozioni. Ultimo: agevolazioni fiscali.
      «Nei prossimi sei mesi dovremo ricorrere alla Cassa integrazione per i primi 6 mila dei circa 40 mila occupati fra agenzie di viaggio e
      tour operator », spiega Giancarlo Abete, presidente di Federturismo. «Le perdite medie delle ultime due settimane – rincara Giuseppe Boscoscuro, presidente dell’Atoi (associazione dei tour operator ) – sono pari al 60% del fatturato».
      Cifre meno drammatiche, ma in evoluzione negativa, per il settore alberghiero: nelle grandi catene di hotel il calo dei pernottamenti è passato dal 6,69% della seconda settimana di settembre (a ridosso degli attentati di New York) al 23,96% dell’ultima.
      Una nota di ottimismo: nascoste sotto una montagna di disdette, cominciano ad affiorare le prime prenotazioni per Natale e Capodanno. «E’ uno spiraglio che ci fa ben sperare», dice Bruno Colombo, presidente dei Viaggi del Ventaglio. A guadagnarci sarà la montagna, ma anche i viaggi esotici (Egitto e Medio Oriente esclusi) sembrano dare qualche segnale di ripresa.
Da. Mo.


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