Turismo, chi spinge per il “superpolo”

08/02/2005

    SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 7 Febbraio 2005

      FINANZA pag. 42

        Turismo, chi spinge per il "superpolo"

          VITTORIA PULEDDA

            Per alcuni versi è stato un "annus horribilis", con risultati fortemente negativi in particolare per un paio di società; per altri, il 2004 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui sono stati messi i tasselli per ripartire. Ma, per il settore del turismo, resta un dato di fondo: le società sono deboli finanziariamente, quindi ancora più esposte alla ciclicità di un settore che, quando va bene, garantisce pochi utili (un margine operativo pari al 67% del fatturato è considerato un risultato di tutto rispetto) e quando va male perde a rotta di collo. Come al solito, le dimensioni sono importanti e sotto questo profilo il comparto è fatto da nani: basti pensare che la più grande (e redditizia) società italiana, Alpitur, è solo al 21esimo posto per fatturato in Europa.

            Il 2004 dovrebbe essere l’anno della svolta ad esempio per i Viaggi del Ventaglio, dopo il "bagno" dei derivati sul dollaro che ha portato la società chiudere in rosso per due esercizi consecutivi e ha costretto il gruppo ad un aumento di capitale che ha visto l’ingresso di due banche, Unicredito e Intesa, in qualità di azioniste. «Mi aspetto un risultato gestionale in equilibrio già nella seconda parte del 2005 spiega il neoamministratore delegato Claudio Calabi quando cominceranno a vedersi i primi effetti del piano industriale». Che, in estrema sintesi, prevede una grandissima attenzione al recupero di redditività e il mantenimento dei livelli di qualità dei vari marchi ma non necessariamente della crescita ad ogni costo. Anzi, le linee strategiche non escludono di poter cedere terreno sul fronte del fatturato, se questo consente di avere margini migliori; il contrario insomma di quanto è avvenuto in passato, dove l’accento era stato messo sull’espansione piuttosto che sui guadagni. Di sicuro, verrà ceduta la proprietà (non la gestione) dei due villaggi a Santo Domingo e in Messico, come richiesto esplicitamente dalle banche; le quali, in cambio hanno garantito con un finanziamentoponte il rimborso al mercato del bond da 100 milioni che scade a maggio.

            Includendo il prestito alla famiglia Colombo per la sottoscrizione dell’aumento di capitale, tra fidi, partecipazioni azionarie e quant’altro Unicredito ha finora sborsato 117 milioni di euro (forse a parziale compensazione del fatto che il contratto sui derivati era stato stipulato proprio con Piazza Cordusio). Per Banca Intesa, invece, si è trattato di una scelta di opportunità, visto che l’esposizione con il gruppo era praticamente irrilevante. Ma l’istituto guidato da Corrado Passera un po’ per necessità e un po’ per virtù è molto coinvolto nel settore del turismo. Ad esempio, insieme a Ifil e a Marcegaglia possiede una società che ha a sua volta il 49% di Sit (Sviluppo Italia turismo) con l’opzione a prendere la maggioranza assoluta; inoltre ha una forte esposizione verso Cit (vedi altro articolo in pagina) e verso Valtur. Il gruppo, controllato dalla famiglia Patti, quest’anno ha chiuso un bilancio in nettissimo miglioramento, contabile e gestionale. Sotto il profilo "industriale" in senso stretto ha registrato infatti un consistente incremento del fatturato e un Ebitda positivo. Un obiettivo realizzato anche grazie al consolidamento del debito deciso lo scorso anno da Banca Intesa e alla rivalutazione di uno dei villaggi in Puglia (che sta per essere ceduto).

            Segnali di miglioramento importanti, che tuttavia non bastano a garantire lo sviluppo e forse nemmeno la sopravvivenza del settore, comprensivo di troppi tour operator, gestori di villaggi e di grandi alberghi. «Se pensiamo agli operatori italiani e in particolare alla destinazione Italia, è chiaro che occorre un disegno strategico che faccia massa critica e permetta di dare una svolta al settore, altrimenti in tempi brevi francesi e spagnoli entreranno in forze nel nostro paese» spiega Piero Serra, amministratore delegato di Blupeter, società di consulenza molto attiva nel settore del turismo.

              E sulla necessità "politica" di trovare una soluzione di sistema, sono d’accordo praticamente tutti. Più complesso è individuare la strada, capire cioè se ha un senso mettere insieme realtà diverse (ad esempio Cit e Viaggi del Ventaglio) piuttosto che sovrapporre realtà analoghe (ancora a titolo di esempio, Viaggi del Ventaglio e Alpitur); sempre tenendo presente che, senza un’aggregazione che ragioni su molti fronti, non si raggiungono i numeri di cui si ha bisogno per competere davvero. Con due sottogruppi di problemi: c’è chi ritiene che si debbano aumentare i volumi pensando alla destinazioneItalia, e chi pensa invece che gli operatori debbano diventare più grandi e basta. Altro grande fattore di incertezza, intorno a chi debba coagularsi il superpolo del turismo: se, insomma, il promoter sia naturalmente Alpitur o se debba considerarsi meglio attrezzata Sviluppo Italia turismo. Con la partecipazione, indispensabile, di Banca Intesa.