Turismo, buco da un miliardo

01/09/2005
    giovedì 1 settembre 2005

      L’ESTATE NERA VACANZE BREVI E SPESE RIDOTTE HANNO MESSO IN CRISI IL SETTORE

        Turismo, buco da un miliardo

          Sola nota positiva il numero di italiani che hanno potuto
          permettersi le ferie

            ROMA
            Sulla cartella clinica dell’economia italiana si aggiunge un nuovo malanno: il turismo. Ieri la Federalberghi-Confturismo, la più grande associazione di settore che raggruppa 33 mila soci sparsi sul territorio, ha diffuso i dati sulla crisi del turismo che dopo stagioni di incertezza esplode ora in tutta la sua virulenza: la perdita per le imprese del settore, rispetto all’anno scorso, è di 1 miliardo di euro.

              «I risultati sull’andamento dell’estate turistica assomigliano più ad un bollettino sanitario sullo stato di salute precario di un malato, che allo sviluppo del principale settore economico del Paese». Bernabò Bocca, presidente dell’associazione che rappresenta un settore da 22 miliardi di euro l’anno, commenta così i dati emersi dall’inchiesta «Check turismo 2005» condotta nel periodo dal 25 al 29 agosto tra le 126 realtà regionali rappresentate. Spulciando tra i numeri delllo studio condotto per verificare l’andamento del mercato nei mesi estivi, si scopre che la percentuale degli italiani che è andato in vacanza è sì superiore alle previsioni (50% rispetto al 48% atteso), ma il dato positivo è ampiamente compensato dalla sfilza di cattive notizie. Diminuisce il numero di pernottamenti alberghieri (-3%) così come come la capacità di spesa del turista medio che, tirando la cinghia, se l’è cavata con 800 euro rispetto agli 850 previsti. Ma soprattutto è cambiato il modo di fare le vacanze. Addio alle 2 settimane al mare, la tendenza è quella di accontentarsi dei week-end. Si accorciano i periodi di soggiorno continuativi, che calano dai 12 giorni previsti agli 8-10 del dato rilevato, e diminuisce la quantità di servizi richiesti, meno consumazioni al bar, meno pensioni complete, meno extra a tavola.

                Non vanno molto meglio i conti del turismo estero. «La flessione che registriamo – prosegue Bocca – è completamente dovuta al crollo (preannunciato, ndr) della clientela tedesca che da sola rappresenta il 33% dei pernottamenti alberghieri». La perdita è oscillata tra il 5 e il 20% a seconda delle areee geografiche. Nel dettaglio resistono le Città d’arte, Roma in testa, mentre laghi e montagna risentono della minor capacità di spesa del turista, così come quelle marine delle altalenanti condizioni climatiche. Una notizia positiva emerge dall’esame dei flussi turistici per nazione. Si scopre così che i tedeschi sono stati rimpiazzati, in parte, da francesi, belgi, inglesi e nord-europei. Un buon segno ma insufficiente per risolvere i problemi di un settore da sempre strategico per il Belpaese.
                «Con la riforma della Costituzione che ha attribuito alle Regioni ogni competenza turistica – prosegue il presidente di Federalberghi – l’Italia ha fatto un buco nell’acqua riducendo la visibilità complessiva del Paese nel mondo. Da quasi 15 anni non esiste più il ministero del Turismo, nonostante il 69,5% degli italiani secondo un recente sondaggio sia favorevole alla sua reintroduzione». Inoltre, lamenta Bocca, «non c’è un disegno di politica del Turismo e la riforma dell’Enit (Ente nazionale italiano per il turismo) non è stata ancora attuata appieno».

                  Ma qual è la ricetta per guarire e contrastare l’ascesa di Egitto, Tunisia, Grecia e soprattutto Croazia? «Il nostro Paese – dice Bocca – deve dare attuazione ai “buoni vacanza” previsti nella legge quadro sul Turismo del lontano 2001. Non c’è più margine per i compromessi. Nella Finanziaria 2006 il governo deve dare la possibilità alle imprese turistiche di accedere ad un credito bancario agevolato all’1%, come accade in altri Paesi, per permetterci di accelerare quelle opere di ammodernamento necessarie al rilancio». Gli fa eco Claudio Albonetti, presidente nazionale di Assoturismo, federazione sindacale delle imprese del settore turismo della Confesercenti, che in un intervista al «Quotidiano nazionale» di questa settimana chiede che «La politica del Turismo figuri al primo posto nell’agenda del governo, come quella dell’Industria».

                  (m.ino)