Turismo, boom dei corsi di laurea

10/12/2003



      Lunedí 08 Dicembre 2003

      Lavoro & Carriere
      Turismo
      Turismo, boom dei corsi di laurea

      Formazione. Secondo un dossier del Touring club sono in aumento sia le matricole che i percorsi di studio


      Studiare turismo all’università, nell’Italia del 2003 è un boom. Lo dicono i dati sull’attivazione dei nuovi corsi di laurea come pure il numero crescente di immatricolazioni. Tutti gli atenei sono in fermento, in testa quelli del Mezzogiorno che scommettono forte su questa opportunità. La fotografia esce da un dossier inedito, intitolato «L’offerta formativa nel turismo – Orientarsi nel panorama universitario italiano» del Touring club italiano di cui il «Il Sole-24 Ore del lunedì» ha una anticipazione. Si tratta di una analisi sulla presenza di corsi di laurea in turismo in Italia che considera sia i corsi di laurea triennale (o di primo livello), sia i corsi di laurea specialistica (secondo livello) attivati tra il 2001, anno di introduzione della riforma universitaria, e il 2003.
      Sempre più corsi. Lo studio ci mostra il moltiplicarsi dell’offerta a partire dai 51 corsi del 2001 – con la conversione dei corsi del vecchio ordinamento nei nuovi corsi di primo livello e ancora nessun corso di laurea specialistica – agli 81 corsi (67 triennali e 14 corsi specialistici) tra nuovi e "riorganizzati" che hanno per oggetto il turismo.
      Nel 2003 i corsi riconducibili la classe di laurea specifica per la materia, la classe 39 – «Scienze del turismo» sono circa il 34 % del totale. Mentre la classe 55/s delle lauree specialistiche in progettazione e gestione dei sistemi turistici raccoglie circa il 50%.
      Parità tra Nord e Sud. Un dato molto interessante è quello della distribuzione geografica dei percorsi formativi e della distribuzione all’interno delle diverse aree disciplinari. La ripartizione sul territorio nazionale dei corsi di laurea triennale vede Nord e Sud praticamente alla pari: nel Settentrione sono 28 (42%), 12 al centro, e 27 tra Mezzogiorno e Isole (40%). Secondo i ricercatori del Touring, questo è indice di un forte investimento che tutte le Università, ma soprattutto quelle del Meridione, stanno facendo nella formazione per il turismo considerato un potenziale bacino di sviluppo.
      Le aree disciplinari. Per quanto riguarda invece le aree disciplinari, i corsi di laurea triennale appartengono in maniera prevalente all’area giuridico, politico, economica, e solo in secondo luogo all’area umanistica. Qui il divario tra le due Italie si ripresenta: i 14 corsi specialistici proposti, infatti, si concentrano prevalentemente nel Nord e nel centro: sette i corsi, pari al 50% nel primo caso, cinque (36%) nel secondo. Il Sud e le isole ne hanno attivati solo due, pari al 14% circa del totale. L’area disciplinare prevalente è ancora quella giuridico- politico-economica.
      Le immatricolazioni. Ma come rispondono gli studenti a una offerta così generosa da parte del sistema universitario? Scorrendo i dati relativi alle immatricolazioni riscontramo ancora un volta una tendenza all’aumento. C’è una crescita generale del numero delle iscrizioni al primo anno dei corsi di primo livello. Dalle 274.098 matricole dell’anno accademico 2001-2002 si balza alle 302.564 del 2002-2003. Nell’ultima tornata di iscrizioni le matricole della classe 39 (quella specifica del turismo) sono state 3847, quasi mille in più. Tra le altre classi di laurea che offrono corsi in turismo spicca invece la 17, Scienze dell’economia e della gestione aziendale, che vanta il più alto numero di immatricolati in discipline inerenti il turismo dopo la classe 39. Rispetto all’universo generale degli studenti universitari, quelli che hanno scelto di affrontare un corso di laurea che trattano la materia turistica, appartenente a qualsiasi classe di laurea, sono 2,79 percento del totale (dal 2,52% del 2001). Dei nuovi studenti, il 45,50% è composto da immatricolati alla classe 39, il restante 54,50 % da altre classi. Gli immatricolati alla sola classe 39 rispetto al totale di tutti gli immatricolati sono invece l’1,27 per cento.
      Le classi preferite. Quali sono le cinque classi di laurea più "gettonate" da chi vuol studiare turismo? Quella con più matricole è la 31-Scienze giuridiche, 31.062 nel 2001-2002. Segue la 17-Scienze dell’economia e della gestione aziendale con 33.287 matricole. Terza è la Classe 14-Scienze della Comunicazione (17.726). Come quarta troviamo Ingegneria dell’informazione (15.309) e quinta la classe 18-Scienze dell’educazione e della formazione con 14.103 immatricolati.
      Parità tra i sessi. Non si può dire, infine, se gli studi turistici siano a vocazione spiccata maschile o femminile. Le immatricolazioni appaiono piuttosto equilibrate: in questo anno accademico le donen sono il 53,31 e gli uomini il 46,69. C’è quindi una leggera superiorità femminile, circa un 7% in più. cambia il quadro però nella classe 39: qui le ragazze (quasi il 66%)sono un decisamente in maggioranza.

      a cura di
      Rosanna Santonocito

      L’OCCUPAZIONE
      Nemmeno l’industria del turismo è indenne dallo skill shortage, cioè difficoltà di reperire le figure profesionali di cui ha bisogno e che é comune a molti settori in Italia. Ma contemporaneamente, il dialogo con le strutture formative appare difficile.
      Secondo gli ultimi dati disponibli, tratti dall’inchiesta «L’impresa turistica» diffusa sempre dal del Touring club nel 2002, le imprese del settore sono ancora poco propense a inserire i laureati o coloro che hanno seguito un master.
      Sui 48.214 assunti dal settore nel 2001, solo 386 erano neolaureati in discipline turistiche. Allo stesso tempo, però il 26,2% delle aziende, molte delle quali piccole o a conduzione familiare, si lamenta di non trovare personale con la qualificazione necessaria, il 22,5% denuncia «l’assenza della figura ricercata» e il 10,2% dichiara che non ci siano abbastanza strutture da cui attingere nuove risorse.
      È vero, d’altronde, che le aziende italiane tendono a inserire soprattutto addetti con una bassa qualifica e livello di formazione: il 40,2% del nuovo personale, dice ancora lo studio del 2002, si è fermato alla licenza media e appena lo 0,1% delle assunzioni effettuate riguarda il livello dirigenziale. Non va meglio per i
      lavoratori con qualifica: gli inserimenti di operai specializzati sono stati l’uno per cento.
      L’81,4% dei posti, invece, è stato occupato da addetti alla vendita o ai servizi alle famiglie ( camerieri e cuochi).

      I NUMERI DEL SETTORE
      Con un fatturato di 80.196 miliardi di euro l’industria del turismo contribuisce per circa il 12,1% al Pil nazionale. Il valore aggiunto del turismo è pari a 67.107 euro ovvero il 5,7% sul Pil. Vi contribuisceper il 63,5% il turismo degli italiani e per il 36,5% quello straniero
      È un settore che impiega 2.297mila addetti ( di cui 1.518mila occupati diretti e 729mila indiretti) corrispondenti a una quota pari al 9,4 per cento del totale dell’occupazione nazionale.
      In Italia il mercato delle imprese turistiche è estremamente polverizzato. Il 47% del fatturato 2002 è infatti concentrato nelle
      mani dei quattro i maggiori operatori e, per il resto, polverizzato
      in una miriade di imprese piccole, molte delle quali sono a
      conduzione familiare.
      Negli ultimi tre anni il giro di affari dell’intero settore, che nel 2002 è stato di 80.186 milioni di euro . I dati , relativi all’anno 2001, sono tratti dall’Annuario 2003v del turismo del Touring club italiano.