Turismo al Sud: sole e mare non bastano

28/09/2006
    gioved� 28 settembre 2006

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      ’o riformista

        Turismo al Sud: sole e mare non bastano

          Di Massimo Lo Cicero

            Negli anni Sessanta il turismo crebbe clamorosamente in Italia. L’incremento medio annuo delle presenze, tra il 1961 ed il 1971, fu del 6,4%: 8,6% nel Mezzogiorno e 6% nel Centro Nord. Nei decenni successivi i tassi di crescita si dimezzano, il Sud cede ma rimane superiore alle medie nazionali. Tra il 2001 ed il 2004 le presenze turistiche diminuiscono in Campania ed in Sicilia ad un ritmo pi� alto rispetto al Centro-Nord. Nel 2004 l’Italia registra 141 milioni di presenze straniere e 204 milioni di italiani: un quinto degli italiani sceglie il Sud; solo il 14% degli stranieri fa altrettanto. Esiste anche uno squilibrio economico. La spesa turistica nazionale nel Sud pesa per il 29% del totale e quella degli stranieri raggiunge solo il 14%. La presenza di turisti nel Mezzogiorno dipende dal fatto che sono i meridionali ad utilizzarlo per le proprie vacanze. Nel 2003 arrivano nel Mediterraneo 240 milioni di turisti internazionali: solo il 2,6% sceglie il Mezzogiorno. Gli italiani posseggono oltre tre milioni di seconde case: il 44% si trova nel Mezzogiorno. In queste abitazioni si realizzano quasi ottocento milioni di presenze. oltre due volte la dimensione dei turisti ospitati da strutture collettive (solo 344 milioni). Le presenze nel Sud si concentrano nei tre mesi estivi: luglio, agosto e settembre. In tutti gli altri mesi la presenza di turisti rimane inferiore, come quota sul totale annuale, rispetto al Centro-Nord. Queste informazioni, e molte altre assai interessanti, sono contenute in una monografia di oltre seicento pagine, gli autori sono due economisti molto noti: Piero Barucci ed Emilio Becheri. Il Mulino � l’editore, la Svimez il promotore di questo importante contributo analitico. Cosa si ricava dalla interpretazione di questi dati?

              Alcune localit� – la costa amalfitana o Taormina – emergono come destinazioni esclusivamente balneari. Il Mezzogiorno non ha un brand autonomo da quello italiano nel mercato internazionale: chi arriva dall’estero per visitare l’Italia, a volte, visita anche il Sud, o meglio, alcune localit�. Ma il Sud non � facilmente percorribile e non � ben collegato al resto dell’Italia: pochi attrattori interni e poca accessibilit� lo strozzano. La contrazione delle presenze, dopo il 2001, mostra la scarsa efficacia degli investimenti finanziati da �Agenda 2000� nella valorizzazione del triangolo virtuoso: natura, cultura e turismo. La debolezza dell’economia locale non consente di attrarre turismo di affari od altre forme di consumo turistico capaci di ridurre la stagionalit� del mercato. In definitiva, il Sud non rappresenta un sistema capace di produrre servizi turistici. Mentre il turismo � una macchina industriale per alimentare le esportazioni, trasferendo i consumatori sul territorio nazionale invece di portare sul mercato estero i prodotti italiani. Se questa macchina non funziona si perde una leva importante per accelerare la crescita. Il Mezzogiorno dispone di esternalit� positive – l’ambiente, ed i beni culturali – ma anche di potenti esternalit� negative – il gap nelle infrastrutture e la carenza di legge ed ordine – che rendono problematica la creazione di una industria turistica affidabile sulla scena internazionale. Esiste una inadeguatezza dell’offerta turistica che si traduce nella incapacit� di intercettare la domanda internazionale. Non esiste una percezione adeguata del fatto che l’industria del turismo deve disporre di strutture per la produzione e la commercializzazione, oltre che di piattaforme logistiche adeguate, per gestire i movimenti turistici. Infrastrutture che sarebbero necessarie comunque per l’ordinato funzionamento del processo economico nell’area. Il prodotto che il turista compra, insomma, non � solo la fruizione dell’ambiente o dei beni culturali: essi sono gli attrattori emblematici del traffico turistico. Il prodotto turistico include la qualit� e la reputazione del paese che si visita: e se un paese non presenta questi due caratteri intangibili non si offre come prodotto e non consente la espansione della propria industria turistica. Trascurando le cause che generano la insufficienza dei nostri risultati, la fragilit� meridionale si pu� spiegare anche solo con il rapporto tra prezzi e qualit�, assolutamente pi� vantaggioso, che offrono i nostri concorrenti mediterranei, nelle coste orientali e meridionali. Oppure con la qualit� dei modelli insediativi e sociali che offrono, invece, Francia, Spagna e lo stesso Portogallo: basta pensare al fascino che evoca Lisbona come modello per il futuro mentre Napoli o la Sicilia resistono solo come citazioni di un grande passato, non replicabile nel breve periodo.