Turismo, affare di ‘ndrangheta

20/09/2006
    mercoled� 20 settembre 2006

      Pagina 10 – politica &societ�

        Calabria – Il pizzo delle cosche sulle discoteche di Tropea. Collusioni con i politici locali

          Turismo, affare di ‘ndrangheta

            41 ordinanze di custodia cautelare, sei latitanti. Due clan controllavano il business delle vacanze estive, gli appalti e le forniture per gli alberghi

              Francesco Paolillo
              Reggio Calabria

                In Calabria tutto fa gola alla ‘ndrangheta. Anche il turismo. Cos� a Tropea, uno dei paradisi estivi della regione, c’era chi imponeva il pizzo ai villaggi e alle discoteche, controllava appalti nello stesso settore, teneva in pugno bische clandestine e videopoker �truccati�. In 41, per ordine del gip del Tribunale di Catanzaro, sono finiti nella rete della squadra mobile di Vibo Valentia, tutti collegati alle consorterie dei Mancuso e dei La Rosa. Gente che nel vibonese "conta", che da Limbadi a Parghelia, da Zambrone a Porto Salvo, fa la voce grossa e vuole gestire.

                  L’operazione, che dei 41 ne ha condotti in carcere 35 (gli altri sei sono ancora ricercati), si chiama �Odissea� ed � un ramo di �Dinasty�, l’indagine che nell’ottobre del 2003 ha smantellato la cosca dei Mancuso di Limbadi affiliatasi, da allora in poi, ai La Rosa di Tropea. Tre anni fa � emersa la capacit� delle cosche di condizionare anche alcuni politici e tecnici, di manipolare sindaci nella gestione dei flussi di denaro provenienti dai fondi europei per il progetto di un villaggio turistico chiamato �Infratur� e di mettere le mani anche nella produzione della fiction �Gente di mare�, girato dalla Rai proprio a Tropea.

                    �Dinasty� ha di fatto rappresentato uno spartiacque per le ‘ndrine di quei territori. Mancuso e La Rosa, una volta insieme, non hanno mai perso il controllo su ogni tipo d’affare. Si sono fatti forza, non sono mai scomparsi dallo scenario criminale, hanno mantenuto, sempre e comunque, il loro potere. L’oro, questa volta, arrivava dalle coste. Per nulla al mondo volevano perdersi quanto erano capaci di trasportare sul territorio frotte di turisti. Fino a raschiare il fondo del barile per poi capitalizzare e reinvestire. A qualsiasi costo e con qualunque mezzo. La strategia della paura era un metodo buono sul quale fare leva. Nel caso dei La Rosa, il monopolio era sul controllo delle gestione, della manutenzione e delle forniture di grosse strutture alberghiere. Venivano imposte le commesse, e solo quelle, di aziende amiche. Ma la famiglia di Tropea non si limitava solo agli alberghi. Esercitava, infatti, una pressante attivit� estorsiva verso imprenditori impegnati nella realizzazione di appalti pubblici. Chi non ci stava veniva convinto a suon d’incendi e attentati dinamitardi, auto divorate dalle fiamme o, �semplicemente�, fatte saltare per aria.

                      Dal lavoro investigativo, poi, � emerso un controllo assoluto di importantissime strutture ricettive di grande richiamo turistico e delle pi� note discoteche di Tropea. Chi andava a ballare, chi andava a bere, chi andava a riscuotere. E’ la logica del �pizzo� che, da queste parti, � praticamente un’assuefazione. Gli uomini della polizia, hanno pure riscontrato una �particolare� comunanza d’intenti fra esponenti della politica locale e membri di spicco dei clan Mancuso e La Rosa. Da qui � partito un altro filone d’inchiesta per comprendere meglio l’esatto peso del formidabile potere d’infiltrazione all’interno di alcune delle amministrazioni pubbliche locali. Non � la prima volta, � soltanto una conferma.

                        I particolari dell’operazione e dell’inchiesta, condotta dal procuratore capo Mariano Lombardi Spagnuolo e dal sostituto procuratore Marisa Manzini della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro in stretta collaborazione con la Direzione nazionale antimafia, sono stati presentati ieri in una conferenza stampa nella questura di Vibo Valentia alla quale ha preso parte anche il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che si � augurato di �potere tornare in occasione come queste�.

                          Dopo �Odissea�, anche la politica non ha tardato ad intervenire. Dal vice ministro all’Interno, Marco Minniti, al deputato di An Angela Napoli, vice presidente della commissione parlamentare antimafia ai tempi del governo Berlusconi. Tutti e due reggini. Per Minniti, che si complimenta con il capo della polizia Giovanni De Gennaro, �� stato inflitto un duro colpo alla mafia�. La Napoli, invece, spera che �l’iniziale attivit� di repressione si definisca al pi� presto�. �Da tempo denunciamo l’infiltrazione della ‘ndrangheta calabrese nel settore del turismo e non c’� giorno che la cronaca non racconti un fatto che dimostra come la stretta della malavita organizzata tenga sotto scacco la vita economica della Calabria. Quella contro i clan criminali dunque non pu� che essere la sfida sulla quale concentrare l’agenda politica del governo sia nazionale che regionale�, ha detto invece il segretario regionale di Legambiente Antonino Morabito.