Turismo a pezzi, le Regioni contro Marzano

28/09/2004


            martedì 28 settembre 2004

            Turismo a pezzi, le Regioni contro Marzano
            Il ministro: ma quale crisi, abbiamo dato 360 milioni. La replica: «Numeri che non stanno da nessuna parte»

            Natascia Ronchetti

            BOLOGNA Dopo le ammissioni di crisi – e le promesse – profuse alla Conferenza nazionale di Genova, il ministro Antonio Marzano fa un mezzo dietro-front, ridimensiona la crisi del turismo, snocciola bilanci senza infamia e grandi numeri sull’impegno del governo che fanno insorgere categorie economiche e Regioni, poi apre cauto uno spiraglio per l’Agenzia nazionale del turismo. Sto chiedendo di valutarne l’ipotesi nella Finanziaria, dice. Il fatto è che sull’Agenzia sono tutti d’accordo, e infatti anche Legacoop apprezza. Ma sono i conti che non tornano, protestano le Regioni, Emilia Romagna in testa; sono le troppe chiacchiere senza fatti concreti, dicono gli operatori. Si erano tutti un po’ ritemprati dopo le promesse elargite a Genova da Berlusconi e Marzano. Ieri, al forum sul turismo del Cnel, la doccia fredda. «L’estate non è stata felice ma l’anno non si è ancora chiuso e bisogna cominciare a pensare che il turismo dura 365 giorni all’anno – ha detto il ministro, ammettendo che la guerra non aiuta, che l’Italia deve misurarsi con concorrenti agguerriti, che bisognerà intervenire sui prezzi e così via.
            Sulle risorse stanziate dal governo ha fatto però saltare la pazienza alle Regioni, rivendicando l’erogazione «di 360 milioni di euro complessivi, che se si considerano anche i fondi distribuiti utilizzando gli incentivi disponibili, diventano 2 miliardi in 3 anni, vale a dire 640 milioni all’anno». Numeri che non stanno da nessuna parte, replica Guido Pasi, assessore al Turismo dell’Emilia Romagna. «Marzano aggiunge degli zeri. A finanziamento della legge 135, l’unica in vigore sul turismo, la Finanziaria 2004 ha previsto solo 56 milioni di euro per tutta Italia. Nel 2001, ultima Finanziaria ante-Berlusconi, furono 135, 45 nel 2002, 75 decurtati del 20 per cento nel 2003. Si stanno dissolvendo tutte le illusioni di Genova e si ricomincia con le solite chiacchiere. L’Agenzia? Bene, è quello che vogliamo, ma il punto di partenza deve essere il documento congiunto dei presidenti delle Regioni, sostenuto da tutte le categorie economiche». Documento che, riassumiamo, dice: agenzia di promozione articolata dalle Regioni, che devono avere trasferimenti da un bilancio nazionale, e ripristino delle risorse assicurate negli anni precedenti, prima delle decurtazioni che hanno sfiancato l’Enit. Il responsabile nazionale delle Coop turistiche di Legacoop, Maurizio Davolio, vede con favore l’apertura di Marzano sull’agenzia nazionale ma ci mette sopra una ipoteca: «Dovrà essere un soggetto pubblico-privato». Tutti aspettano ora la convocazione del coordinamento Governo-Regioni sul turismo che Berlusconi ha affidato a Gianni Letta mettendo sotto tutela lo stesso Marzano. Tempo quindici giorni, aveva detto a Genova (sette giorni fa). «Nulla sembra essere stato tolto o aggiunto alla situazione in cui versa il settore – protesta il presidente di Confturismo Bernabò Bocca -. Negli alberghi c’è stato un calo del 4,3 per cento degli arrivi, con una forte diminuzione della componente italiana. È arrivato il momento di passare dalle chiacchiere ai fatti e di introdurre almeno quelle misure che le imprese chiedono da tempo». Scettico anche Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo (Confesercenti): «A Genova il governo si è assunto impegni precisi, ci auguriamo di vedere i fatti…». Ed è critico Costanzo Iannotti Pecci, di Federturismo Confindustria, che rilancia la richiesta di un’agenzia europea per il turismo, mentre per Rino Piscitello, Margherita, le «dichiarazioni di Marzano sulla stagione turistica 2004 suonano come una presa in giro per tutti per gli operatori del settore. Forse il ministro dimentica che ci sono strutture che lavorano solo tre mesi all’anno e rischiamo di chiudere i battenti». Si è mossa, ieri, anche la Cei, con il direttore dell’ufficio per la pastorale del tempo pubblico, monsignor Carlo Mazza, sottolineando che il turismo «è un generatore di pace» e può portare un contributo «nelle attuali condizioni di paura, terrorismo, emergenze belliche».