Turismo: 2005 ancora interlocutorio

18/01/2005


             
             
             
             
            martedì 18 gennaio 2005
            pagina 15 Turismo
             
            Il 2005 ancora interlocutorio
             
            I dati nel Programma dell’Enit. I mancati arrivi europei compensati da quelli extra-Ue.
            Calo generale dell’outgoing, organizzato o fai-da-te
            Andrea G. Lovelock
            Con oltre 19 milioni di viaggi all’estero per vacanza o turismo d’affari, gli italiani sono al quarto posto tra i vacanzieri a vocazione outgoing dei 20 paesi europei, solo dietro a Germania, Francia e Gran Bretagna. Eppure, nonostante questo significativo piazzamento, che conferma la voglia di esotismo dei nostri connazionali, esiste il contraddittorio dato relativo all’intermediazione: l’utilizzo delle agenzie e dei pacchetti del tour operating è tra i più bassi d’Europa e non arriva al 30%. Peggio di noi solo la Svizzera, dove il ricorso a viaggi organizzati è relegato a un esiguo 21% sul totale dei viaggi effettuati.

            Questi e altri interessanti rilievi si possono trarre dal Programma esecutivo 2005 dell’Enit, appena pubblicato, che include una dettagliata scheda dei comportamenti turistici di 20 paesi europei (e di altri paesi extra-europei), e dell’andamento del traffico turistico internazionale, analizzato dall’Ufficio italiano cambi.

            Nello studio approfondito dell’Enit, reso possibile dagli osservatori statistici approntati nelle sue delegazioni, emerge anche una previsione per nulla confortante per l’immediato futuro: buona parte degli osservatori, infatti, ha certificato una stasi nei viaggi esteri di quasi tutti i paesi europei: dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna all’Austria, infatti, le proiezioni circa l’andamento dei viaggi al di fuori dei propri confini nazionali tracciano molto chiaramente un sia pur lieve decremento nel volume di traffico turistico outgoing generato sia attraverso le agenzie di viaggi sia individualmente.

            Minori budget per le vacanze, ridotti consumi e una crescente sofferenza economica nei bilanci familiari di mezza Europa giustificano ampiamente questa stima e non promettono nulla di buono per l’intero anno.

            Le uniche nazioni in cui è previsto un aumento di viaggi esteri sono la Spagna, i paesi baltici (ma solo perché all’alba di una evoluzione turistica attesa da tutti) e i paesi scandinavi, che non a caso presentano anche migliori perfoemance in alcuni parametri economici nazionali.

            A conti fatti, dunque, il 2005, per il turismo europeo, si preannuncia come un periodo interlocutorio, senza grandi acuti e successi turistici, ma anzi con preoccupanti diminuzioni nel flusso delle partenze verso l’estero, che penalizzeranno anche l’Italia, anche se la tenuta nazionale viene assicurata dai cosiddetti ´newcomers’, provenienti da altre aree del mondo. In attesa di raccogliere i benefici di un allargamento dell’Ue che, secondo gli analisti di Bruxelles, non tarderanno ad arrivare, ma non prima del 2010 o addirittura oltre, quando si saranno stabilizzate alcune situazioni socio-economiche non solo nell’area baltica, ma anche in quella mitteleuropea e mediterranea.