“Turismo (2)” Troppo deboli nell’attirare i visitatori esteri

30/05/2005
    domenica 29 maggio, 2005

    TURISMO – Pagina 18

    PAGINA A CURA DI
    VINCENZO CHIERCHIA

      AZIENDE & CREDITO

        Miccichè
        Direttore divisione corporate
        di Banca Intesa
        (Imagoeconomica)

          Troppo deboli nell’attirare i visitatori esteri

          MILANO • « Il settore del turismo, in Italia, attraversa un momento difficile, la Cina ad esempio, ci ha scalzato dal quarto posto al mondo; nel 2004 c’è stato un calo del 6% dei turisti stranieri — commenta Gaetano Miccichè, direttore della divisione corporate di Banca Intesa —. Dopo la tragedia dello tsunami in Asia ho stimato che l’impatto sulla nostra già debole economia sarebbe stato notevole, con un 15/ 20% di ridimensionamento del giro d’affari dei tour operating. Oggi, la preoccupazione è un’altra: il sistema turistico nazionale resta sempre troppo debole » .

          E Miccichè approfondisce il significato dei timori sullo scenario attuale: « Il turismo è un settore cardine dell’economia italiana — ricorda — e rappresenta una parte significativa del Prodotto interno lordo del nostro Paese, sia dal punto di vista del fatturato che dell’indotto. Come dimostra però il rapporto del Wto, anno dopo anno, quello che è stato fino a poco tempo fa uno dei settori della nostra economia più in salute, continua a perdere posizioni nei confronti dei diretti concorrenti. Tale situazione è stata in parte causata dalla mancata risoluzione dei nodi strutturali che, a sua volta, ne ha cristallizzato e sedimentato le problematiche » .

          Secondo il dirigente di Banca Intesa ci sono vincoli strutturali che pesano oltremisura sulle performance del settore. « La struttura del business è caratterizzata da alti costi fissi ed è tale per cui l’impatto di eventi imprevedibili è particolarmente significativo — spiega —. In particolare, l’Italia ha un ruolo troppo marginale nell’incoming, nella gestione dei flussi dei turisti in entrata; i tour operator gestiscono prevalentemente i flussi verso l’estero, esiste una diversificazione limitata e manca, innanzitutto, un’attività di promozione istituzionale che tutti gli altri Paesi europei sostengono e di cui hanno colto, prima di noi, l’importanza » .

          La frammentazione resta il tallone d’Achille del turismo italiano e Miccichè esprime tutte le riserve dell’operatore bancario. « C’è un problema di dimensione: il leader del mercato in Italia resta sempre molto piccolo rispetto ai leader europei — rileva Miccichè — e le imprese turistiche italiane dimostrano una visione di corto periodo. In un settore così importante per l’economia italiana troviamo aziende malate di sottocapitalizzazione, di mancanza di strategie puntuali di business, di focalizzazioni manageriali e di scelte strategiche in funzione del business. Occorrono orizzonti più ampi e, ancor di più, capitali adeguati. Conseguenza diretta di tutte queste incongruenze diventa un servizio poco soddisfacente, prezzi poco competitivi e quindi, l’abbandono dell’Italia da parte del turismo internazionale » .

            Ci si chiede allora come mai il gruppo Intesa stia investendo nel turismo. « Intesa — precisa Miccichè —, insieme ad altri operatori come Marcegaglia ed Ifil ha deciso di prendere il rischio e di entrare in prima persona con il proprio capitale in un’operazione che abbiamo ritenuto fondamentale per il rilancio del settore turistico in Italia. Con Sviluppo Italia Turismo— aggiunge— partecipiamo alla privatizzazione di una società che ha progetti importanti già realizzati e numerosi progetti ancora da realizzare. È una società aperta all’ingresso di altri soci e spero possa diventare un polo catalizzatore all’interno del sistema turistico italiano e svolgere un ruolo propulsivo frutto di una mole di investimenti di tutto rilievo » .