“Turismo 2″ Tassa di soggiorno, operatori all’attacco

12/11/2004


    venerdì 12 novembre 2004

    Il Sole-24 Ore
    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 18
    Tassa di soggiorno, operatori all’attacco
    M.MEN.
    ROMA • Un secco rifiuto alla reintroduzione della tassa di soggiorno: preoccupa, e non poco, agli albergatori di ConfturismoConfcommercio la presentazione di un emendamento del Governativo alla legge Finanziaria che prevede il ripristino della tassa di soggiorno (soppressa nel 1989) che drenerebbe al comparto turistico ben 1,5 miliardi di euro, se • venisse introdotta un’aliquota del 5 per cento. Un gettito, tra l’altro, che non finirebbe nelle casse dello Stato, bensì dei Comuni che di turismo già vivono.

    «Tutto ciò è una vera pazzia — ha tuonato il presidente di Confturismo, Bernabò Bocca» aggiungendo che «tale balzello, demagogico, ingiusto e iniquo, comporterebbe o un aumento dei prezzi pagati dai consumatori (poiché l’Iva complessiva salirebbe al 15%) o un diminuito ricavo da parte delle imprese». La conseguenza è che il settore turistico italiano diventerebbe ancor meno competitivo rispetto agli agguerriti partner europei mentre attende da tempo una decisiva politica di rilancio del settore e un sottosegretario al turismo, come unico referente a livello nazionale.


    A pochi giorni dalla presentazione del documento sulla competitività allegato alla Finanziaria, Bocca ha anche affermato che la perdita di competitività va ricercata nelle scarse risorse finanziarie riservate alla promozione; solo 24 milioni di euro destinati dal Governo italiano contro i 158 della Spagna, i 74 della Francia, i 45 dell’Austria e i 35 dell’Inghilterra.

    Ribadita anche la richiesta di deduzione totale o parziale dell’Iva congressuale, lo snellimento burocratico e la rivisitazione dei canoni demaniali. E non è mancato il riferimento al rinvio (dal 29 dicembre al 10 gennaio) dei divieto di fumo nei pubblici esercizi. Cosa che, ha riferito il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva, «mette in crisi bar, pizzerie e ristoranti poichè non sono in grado nella maniera più totale ad applicare la legge per questioni pratiche e burocratiche». Per ora solo 10-15mila esercizi rispettano la legge