Turismo: 125mila nuovi posti ogni anno

23/10/2000

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Lunedì 23 Ottobre 2000
italia economial
L’Italia è quarta nella classifica mondiale, con un contributo al Pil del 12% e previsioni di crescita media del 3,5% annuo fino al 2020.

Turismo: 125mila nuovi posti ogni anno.
Il 20% sono a tempo indeterminato, in prevalenza nella ristorazione, e gli occupati complessivi hanno raggiunto quota due milioni

Una miniera di posti di lavoro. Questo "rischia" di diventare negli anni a venire il turismo italiano, ovvero — per usare le parole del ministro Enrico Letta —- «la più grande industria del Paese». Nulla di strano, se si considera che già oggi il fatturato del comparto pesa per circa il 12% sul Pil e che l’Italia è la quarta potenza turistica a livello mondiale, con un tasso medio annuo di crescita che da qui al 2020 è stimato intorno al 3,5 per cento.

Ma andiamo con ordine. Le potenzialità del turismo a livello occupazionale si sono già abbondantemente evidenziate in questi ultimi anni: l’incremento di posti di lavoro dal 1995 al 1998 è stato del 10%, contro un dato complessivo dell’economia italiana pari allo 0,85 per cento. La tendenza è stata confermata anche nel 1999, un anno particolarmente positivo per il turismo di casa nostra, alla fine del quale sono risultate occupate più di due milioni di persone tra autonomi e dipendenti (senza considerare il lavoro nero, che supera il 20% secondo il Touring Club Italiano), con un aumento stimato intorno all’1% e con una punta del +2,4% riferita al settore della ricettività extralberghiera. Per quanto riguarda la distribuzione geografica degli occupati, infine, si evidenzia una leggera prevalenza delle regioni settentrionali (55,33%) rispetto a quelle centro-meridionali.

Parlando di queste ultime, tuttavia, non si può non evidenziare che l’anno in corso risulterà sicuramente prodigo di buone notizie, soprattutto per l’effetto Giubileo. E le indicazioni lo confermano. Secondo i dati contenuti nel primo rapporto 2000 dell’Ente bilaterale territoriale di Roma e provincia, nel corso del primo semestre di quest’anno sono risultate occupate nelle imprese alberghiere del territorio 14.451 unità, con un incremento del 2,47% rispetto al dicembre 1999. La crescita è risultata particolarmente rilevante nella capitale, dove il 2,34% di incremento riferito a quest’anno va infatti a sommarsi al 10,26% registrato nel secondo semestre dell’anno scorso.

Questo buon risultato è frutto soprattutto degli investimenti privati per oltre mille miliardi di lire che sono stati effettuati in occasione dell’anno giubilare, risorse che hanno portato a un aumento del numero delle camere (+11%) e dei posti letto offerti (+16%), ma è certo frutto anche del buon andamento nell’afflusso dei pellegrini (+36% nel primo semestre 2000 secondo l’Agenzia per il Giubileo).

La musica non cambia se si amplia lo sguardo al futuro prossimo. Tra il 2000 e il 2002, secondo una ricerca effettuata dal centro studi del Touring, dovrebbero nascere 125mila nuovi posti di lavoro, di cui 28mila stabili e 97mila con contratti a termine o stagionali. Per l’occupazione a tempo indeterminato, la parte del leone la faranno ristoranti, pizzerie, tavole calde e bar, con 15.800 unità; seguono gli alberghi (9.300), le agenzie di viaggio e i tour operator (1.800), campeggi, affittacamere e agriturismo (circa 1.000).

Tra gli stagionali il primo posto sarà appannaggio degli alberghi, con una previsione di 61mila assunzioni. Seguono la ristorazione (23mila), le altre strutture ricettive (11mila) e le agenzie di viaggio e i tour operator (2mila). La distribuzione geografica dell’aumento sarà equilibrata: il tasso di crescita nel Mezzogiorno è previsto al 5%, mentre al Nord sarà del 4,9% e al Centro del 3% (la crescita media sarà del 4,7%, più che doppia rispetto a quella dell’economia italiana nel suo complesso). Infine, due dati che secondo il Touring indicano la necessità di una maggiore flessibilità: la metà dei nuovi contratti sarà a tempo determinato e di formazione lavoro, mentre il part-time toccherà il 14%, più del doppio della media nazionale.

Queste rosee previsioni sono confermate anche da una ricerca del Cirm per conto del dipartimento del Turismo, secondo la quale l’aumento occupazionale entro il 2002 sarà del 5 per cento. L’analisi, basata su 320 interviste a operatori turistici, ha tuttavia evidenziato una serie di ostacoli che fanno da freno a uno sviluppo occupazionale che potrebbe essere anche più rilevante. Innanzitutto, la formazione: se è vero che il 43% degli intervistati ha dichiarato di aver creato nuovi posti di lavoro negli ultimi tre anni, è anche vero che per gli operatori è difficile trovare le professionalità giuste, soprattutto in quei settori (informatica, marketing, management, servizi) dove si prevede si concentrerà buona parte delle richieste di lavoro qualificato. A ostacolare un maggiore sviluppo, secondo gli addetti ai lavori, contribuirebbero anche altri tre fattori: il costo del lavoro (34%), gli oneri fiscali (26%) e la rigidità della struttura del lavoro (21 per cento).

La necessità di tenere nella dovuta considerazione questi fattori critici, tuttavia, non può far dimenticare che ci troviamo di fronte a uno sviluppo impetuoso. Tanto per citare una delle molte indicazioni in tal senso, una ricerca Serico/Legambiente ha stimato che nei prossimi dieci anni il solo turismo culturale potrà garantire in Italia 1,2 milioni di posti di lavoro, con un fatturato di 87.230 miliardi di lire. A patto, però, di mettere in piedi una gestione "attiva", ottenuta attraverso il potenziamento di tutte le opportunità e di tutti i servizi e tramite interventi di valorizzazione culturale (concerti, visite guidate, offerte multimediali).

Angelo Moretti