Truffa, si indaga sul gruppo Faville

29/10/2010

La procura ipotizza irregolarità nella gestione attraverso i negozi
TRANI — Nuovo capitolo nella saga dell’ex impero dei prodotti no-food «Ferri», fallito nel 2004 e per il quale sono attualmente a processo 13 persone. I negozi a marchio «Faville», nati per iniziativa di persone riferibili alla famiglia Ferri, in diverse zone di Puglia, sono finiti al centro di una nuova inchiesta della procura di Trani. Il tutto dopo le denunce presentate da alcuni fornitori che non sarebbero stati pagati dalla società con sede legale a Corato. Secondo gli inquirenti che stanno ancora verificando l’ipotesi accusatoria, il mancato pagamento di alcune forniture avrebbe potuto portare i gestori di Faville a smerciare nei loro negozi prodotti a prezzi stracciati, cercando così di battere la concorrenza agguerrita del mercato no-food. Ad occuparsi delle verifiche sono i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Bari, che hanno già ascoltato gli ex dipendenti della società di Corato, su delega della pm Bruna Manganelli.
L’inchiesta è ancora agli inizi e non è chiaro chi siano gli indagati. Ma potrebbe svelare l’ennesima truffa nella vendita di prodotti no-food, che portò all’arresto anche di un componente della famiglia Ferri e al coinvolgimento di altri cinque.
La prossima udienza del processo, in corso da un anno davanti al tribunale collegiale, è stata fissata per il 3 novembre prossimo e vede alla sbarra 13 persone, accusate (a vario titolo) dal pm Antonio Savasta di truffa aggravata, bancarotta fraudolenta per distrazione preferenziale e documentale, ricettazione fallimentare. Oltre ai quattro fratelli Riccardo, Antonio, Francesco e Filippo Ferri, tutti impegnati nell’amministrazione del gruppo, ci sono anche il manager Fabio Melcarne, che venne chiamato a fine 2002 dalla famiglia Ferri per salvare il salvabile attraverso il fitto di ramo d’azienda e invece contribuì ad aggravare il dissesto finanziario. E ancora sono imputati gli amministratori delle varie società del gruppo che contribuirono al fallimento o comunque persone di fiducia dei Ferri: Francesco Scionti, Nicola Colella, Roberto Tarricone, Savino Leone, Antonio Purificato, Loris Petrelli, Giovanni Pomo; nonché l’ex sindacalista della FilcamsCgil, Giuseppe Scognamillo, che aveva seguito la vertenza dei dipendenti Ferri.
Quello del gruppo coratino è stato uno dei più grossi fallimenti della storia di Puglia, dal momento che alle soglie del 2000 contava 600 miliardi di lire di fatturato l’anno, quasi duemila addetti e 400 negozi in tutta Italia. Di quell’impero ormai non rimane più nulla: le 18 società che lo componevano sono fallite e i famosi negozi Ferri, che vendevano «di tutto di più» per la casa, s ono s c omparsi. « Faville » avrebbe dovuto, in qualche modo, replicare quel successo. Ma l’esperimento non solo è fallito, ma potrebbe portare a nuovi guai per qualcuno dei fratelli Ferri.