“Troppo presto in pensione”

02/10/2001



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"Troppo presto in pensione"
Il dossier Brambilla: sì al sistema contributivo
I rilievi della commissione: bassa età di abbandono, rapporto con gli occupati "al livello di guardia"

ROBERTO PETRINI


roma – Riformate le pensioni. Il messaggio del corposo volume consegnato dai componenti della «commissione Brambilla» al ministro per il Welfare Roberto Maroni e che lo presenterà pubblicamente domani, è segnato da una serie di «preoccupazioni», «punti critici», «livelli di guardia». La spesa è alta e destinata a crescere, dicono i commissari che insistono sulla necessità di elevare l’età pensionabile e su quella di estendere il sistema contributivo. Bene invece il giudizio sul passato: la riforma Dini ha funzionato e ha fatto risparmiare cica 50 mila miliardi, ma la situazione demografica sta cambiando rapidamente.
Tono prudente e oggettivo ma con indicazioni ben precise contenute nel «titolo III» che va sotto la dizione «Vincoli, obiettivi ed aspetti critici della transizione previdenziale e del nuovo regime contributivo», in pratica la sintesi del lavoro della commissione.
I commissari spiegano che «nonostante i risultati positivi conseguiti, nel breve periodo, dalle riforme degli Anni Novanta, il rapporto tra spesa pensionistica e pil appare destinato ad una ulteriore crescita».
Le nuove proiezioni, contenute nelle tabelle allegate, spiegano con cifre e percentuali la dinamica della spesa pensionistica nei prossimi cinquant’anni calcolata in base ai nuovi dati demografici prodotti dall’Istat nel 2000. Tenendo conto di una crescita del pil pari all’1 per cento la famosa «gobba» raggiungerebbe il suo massimo pari al 18,2 per cento nell’anno 2030; tenendo conto invece di una crescita del 2 per cento del pil il «picco» arriverebbe nel 2027, ma con un rapporto spesa pensionisticapil del 14,9 per cento; con il pil al 3 per cento intorno agli Anni Trenta di questo secolo si scenderebbe invece verso il 1212,5 per cento.
La conclusione della commissione è che «gli squilibri finanziari appaiono destinati, almeno per i prossimi tre decenni circa, a un progressivo aggravamento».
Il rapporto spiega che le nuove proiezioni demografiche Istat 2000 fanno prevedere un «inevitabile incremento del numero di pensioni per occupato». Inoltre, secondo la commissione, appare «preoccupante» l’evoluzione prevista dell’aliquota di equilibrio destinata nel 2030 a salire dall’attuale 42,1 al 48 per cento. La commissione spiega che tale aumento «dovrà essere finanziato o all’interno del sistema previdenziale, mediante l’aumento dell’aliquota di finanziamento, oppure il divario dovrà essere coperto dalla fiscalità generale». Secondo la commissione «da almeno un quarto di secolo il rapporto tra numero dei pensionati e numero degli occupati aumenta costantemente ed ha ormai raggiunto livelli di guardia».
Inoltre, e questa segnalazione è fatta con particolare durezza, il «mancato decollo della previdenza integrativa ha consentito risparmi di spesa (dovuti a concessione di benefici fiscali minori del previsto) dei quali ci si può difficilmente compiacere».

Infine la commissione, che giudica un «aspetto critico» la «bassa età di pensionamento» del sistema italiano, prende posizione a favore dell’estensione del sistema contributivo. Secondo la commissione il sistema contributivo riduce le sperequazioni (soprattutto quelle «forti disparità» che sono presenti tra generazioni e categorie professionali) e «ciò risulterà tanto più vero quanto più rapidamente il sistema contributivo troverà applicazione».