Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare

25/06/2003

        mercoledì 25 giugno 2003

        Il dramma dei lavoratori cinquantenni espulsi dal ciclo produttivo che non trovano occupazione. Una proposta dei Ds per fronteggiare un’emergenza sociale
        Troppo giovani per la pensione,
        troppo vecchi per lavorare

        Nedo Canetti

        ROMA Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare. E’ la situazione nella quale si trovano, nel nostro Paese, ormai tra i 700 mila e il milione di cittadini, tra i 45 e i 64 anni, che hanno perso il posto di lavoro. Data l’età, non riescono, infatti, a trovare una nuova occupazione, ma nemmeno, purtroppo per loro, ad
        usufruire della pensione.
        E’ anche il titolo che i senatori di centrosinistra hanno voluto dare alla conferenza- stampa, nel corso della quale, ieri, hanno presentato un ddl che si propone l’obiettivo di eliminare questa sorta di terra di nessuno, nella quale si trovano questi lavoratori,
        per i quali, essendo in maggioranza quadri, dirigenti, figure medio-alte, è più difficile trovare un impiego.
        Solo lo scorso anno, i lavoratori espulsi precocemente dal mondo del lavoro, sono stati 70 mila, seimila erano dirigenti industriali. Secondo i dati raccolti dalla commissione Lavoro del Senato, che sta conducendo, in merito, un’indagine conoscitiva, ha segnalato Antonio Pizzinato, ds, primo firmatario della proposta, solo un lavoratore su quattro può contare su qualche possibilità di nuova occupazione.
        Statistiche alla mano, secondo Eurostat, il tasso di occupazione nella fascia dell’età interessata del nostro Paese è il più basso d’Europa e della media Ue. Il ddl che si propone di far fronte a questa situazione è stato sottoscritto da 64 senatori appartenenti a tutti i gruppi dell’Ulivo e a Rifondazione.
        «Si tratta di un fenomeno in drastico aumento negli ultimi anni – ha affermato Pizzinato – legato alla tendenza delle imprese a ricorrere a forza lavoro sempre più giovane». Il progetto del centrosinistra prevede l’introduzione di alcune misure che possano consentire a questi «disoccupati» il rientro nel mondo del lavoro o in alternativa, l’accesso alla pensione.
        Tra di esse, incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato (300 euro come
        credito di imposta, per chi assume nelle aree con disoccupazione superiore
        al 10%; 200 euro nelle altre aree); incentivi all’autoimpiego con la costituzione di microimprese, cooperative, imprese sociali; precedenza nella riassunzione dei lavoratori «maturi» e di «lunga durata»; l’eliminazione dei limiti d’età nei concorsi pubblici e nelle offerte di lavoro; strumenti di formazione continua, ma anche la
        previsione del diritto alla pensione con il versamento di contributi volontari e forme specifiche di ammortizzatori sociali per disoccupati «maturi» e di «lunga durata».
        In concomitanza con la conferenza stampa (alla quale hanno partecipato il sottosegretario al ministero del Lavoro, Alberto Brambilla, il vice presidente del Senato, Cesare Salvi e il capogruppo ds in commissione, Giovanni Battafarano), è stata consegnata al presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama, una
        petizione popolare, promossa dall’Adtal (Associazione per la tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori) e da Alsole (Associazione lavoro società e legislazione), con cui si chiede la conclusione, in tempi rapidi, dell’indagine conoscitiva e l’esame urgente di
        ogni proposta legislativa che possa dare soluzione al problema della disoccupazione
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