«Troppo bassa l’inflazione all’1,4%»

17/07/2002

17 luglio 2002



Cgil, Cisl e Uil: il tasso fissato è irrealistico – Per Pezzotta Dpef con «luci e ombre», Cofferati lo boccia
«Troppo bassa l’inflazione all’1,4%»

Dino Pesole

ROMA – La Cisl conferma: il tasso dell’1,4% per l’inflazione programmata per il 2003 è troppo basso. «Mantenendo lo spirito del 1993 – ha detto il segretario generale Savino Pezzotta nell’audizione alla Camera sul Dpef – i parametri devono essere un po’ diversi. La moderazione salariale non può essere un dogma. Saremo responsabili, attenti, ma serve un recupero del potere di acquisto dei salari senza incentivare l’inflazione». Più in generale, per la Cisl il Dpef contiene «luci e ombre». Siamo d’accordo, ha aggiunto Pezzotta «sull’accoglimento dei contenuti del Patto per l’Italia. Abbiamo osservazioni critiche su previdenza, sanità e politica sociale». Molto più drastico il giudizio di Sergio Cofferati: la manovra del Governo per il 2002, basata sulle cartolarizzazioni e sulle deleghe su lavoro, pensioni e fisco e culmimata nella sigla del Patto per l’Italia, «ha aperto una estesa conflittualità sociale nel Paese». Anche il quadro macroeconomico su cui si basa il Dpef è per Cofferati poco credibile: la previsione di una crescita al 3% «è ottimistica», e la revisione delle stime su Pil e inflazione «risulta tardiva e non accompagnata da un’attenta analisi dell’insuccesso della politica economica del Governo». Infine il tasso di inflazione programmata «è irrealistico». Con l’incontro di ieri sera, si è chiuso il ciclo di audizioni sul Dpef. Ora l’attenzione si sposta sui pareri che le singole commissioni stanno inviando alla Bilancio, e sulla bozza di risoluzione che la maggioranza sta per mettere a punto. In particolare il centro-destra preme sul Governo perchè, nel definire la sua strategia di politica economica, privilegi in via prioritaria gli investimenti che «sono un fattore essenziale per il rilancio della domanda interna e quindi anche dell’Economia». L’indicazione giunge alla risoluzione con la quale la coalizione che sostiene l’Esecutivo approverà il Dpef alla Camera, secondo quanto ha anticipato ieri il relatore di maggioranza Alberto Giorgetti (An). Nell’analoga risoluzione in via di elaborazione da parte della commissione Bilancio del Senato, si seguirà la stessa traccia con un più esplicito invito, che giunge dal parere della commissione Finanze, ad agganciare maggiormente l’impianto del Dpef alle riforme strutturali messe in campo dal Governo. Per questo, si richiederanno probabilmente alcuni correttivi ad alcuni provvedimenti, come quello sul sommerso e la Tremonti-bis «che finora non hanno dato gli effetti sperati». Le risoluzioni delle due commissioni Bilancio saranno pronte entro venerdì. Dall’inizio della prossima settimana se ne occuperà l’Aula. «Chiederemo – osserva Vittorio Emanuele Falsitta, relatore del parere in commissione Finanze della Camera – di chiarire con maggiore precisione il collegamento che intercorre tra no tax area e nuovi oneri deducibili». Secondo i calcoli di Falsitta, la combinazione tra i due interventi ridurrà in modo sostanziale il prelievo a carico delle fasce di reddito medio-basse. Occorre inoltre una maggiore connessione tra Dpef e riforma fiscale: «Poichè il documento programmatico fissa le linee della politica economica su base pluriennale, e le economie degli Stati sono fortemente integrate tra di loro, la materia tributaria del Dpef deve essere interpretata non solo in sè, ma anche in relazione al fenomeno della globalizzazione e dei suoi effetti».