«Troppi ritardi sull’euro»

05/12/2000

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Martedì 5 Dicembre 2000
italia – economia
Allarme di Buttignol, amministratore delegato Autogrill: l’Italia rischia di arrivare assolutamente impreparata alla scadenza del 2002.

«Troppi ritardi sull’euro».
Il Governo deve definire in tempi brevi le modalità tecniche per il passaggio alla nuova moneta

MILANO «L’Italia sta correndo il rischio di arrivare assolutamente impreparata all’appuntamento del debutto ufficiale dell’euro come moneta reale e, se non si affrettano i tempi del Piano nazionale di gestione dell’introduzione della nuova moneta, il 1° gennaio 2002 sarà il caos».

L’allarme euro arriva da Livio Buttignol, amministratore delegato di Autogrill e capo del comitato di coordinamento per l’introduzione dell’euro nella filiera dei beni di largo consumo. Un settore articolato, con decine di migliaia di imprese e un giro d’affari complessivo di oltre 200mila miliardi.

«Il vero nodo da sciogliere oggi è il fatto che il Governo, e in particolare il ministero del Tesoro, devono definire in tempi strettissimi tutte le modalità tecniche per il passaggio all’euro» aggiunge Buttignol.

L’operazione è estremamente complessa e richiede un’organizzazione perfetta per evitare che i primi giorni del 2002 si trasformino in una Waterloo per consumatori, negozianti, banche, imprese, insomma per ogni transazione in cui vi sia da scambiare della moneta che va in pensione, la lira (o le diverse valute nazionali) e l’euro».

Diversi i punti su cui si chiede un pronunciamento ufficiale del Governo mediante un piano articolato: come si intende alimentare in anticipo consumatori, banche e imprese (le più disparate) che "maneggiano" denaro contante; quali saranno i soggetti che cureranno dal punto di vista logistico il trasferimento delle monetine e delle banconote; quali iniziative è possibile prendere per una diffusione accelerata dei sistemi di pagamento elettronici (come ad esempio le carte di credito e di debito, ancora poco usate in Italia rispetto alla media dei Paesi Ue più avanzati); quali strumenti sono utilizzabili per ridurre l’impatto dell’ammodernamento dei sistemi di registrazione alle casse.

Insomma, sottolinea a chiare lettere Buttignol, il tema dell’euro deve tornare in cima all’agenda del Governo, delle imprese e delle associazioni dei consumatori. Quattro Paesi hanno già definito nei dettagli il piano operativo di passaggio all’euro: Francia, Spagna, Irlanda e Olanda.

Una recente indagine del centro studi Cescom dell’Università Bocconi di Milano ha messo in evidenza il fatto che le decisioni sul piano di alimentazione dei distributori automatici di banconote delle banche, per tagli di euro più piccoli o più grandi, rischiano di avere nei primi giorni del 2002 effetti molto pesanti sul piano dei consumi e delle modalità di spesa da parte dei consumatori.

Un’altra indagine, svolta da AcNielsen per conto di Indicod (Istituto che sta seguendo i piani euro per la filiera del largo consumo), ha evidenziato che oltre il 50% degli italiani ha ancora una scarsa informazione sulla nuova moneta. Inoltre si sottolinea il fatto che è necessaria una prealimentazione delle famiglie, almeno con le monete, e che presso tutti gli esercizi commerciali vi sia disponibilità di euro prima del debutto ufficiale.

«Del resto — aggiunge Buttignol — per la situazione italiana sarebbe opportuna una riduzione della doppia circolazione a sei settimane, resa possibile da decisioni all’interno del Piano nazionale di change-over che mettano in grado tutti i soggetti interessati di concludere questa operazione nei tempi previsti. Debutti troppo bruschi, come quelli del Bigbang alla tedesca, con la messa fuori corso della lira e il debutto solo in euro dal 1° gennaio 2002 sono pericolosi».

Insomma la definizione del Piano nazionale per disciplinare le procedure e sciogliere i nodi legati alla conversione della lira in euro è giudicata urgente dalle imprese del largo consumo. Anche perchè consentirebbe di accelerare, dando un impulso determinante a tutti i soggetti della filiera dai grandi gruppi ai piccoli esercizi, la preparazione al debutto ufficiale dell’euro.

Secondo un’indagine di AcNielsen per Indicod, dal 1° gennaio 2001 inizierà la conversione graduale all’euro per buona parte delle catene distributive (71,6%) e delle industria di prodotti di largo consumo (53,4%), mentre il 30% circa delle imprese omogeneizzerà all’euro il ciclo fatture-pagamenti dal gennaio 2002. Listini in euro sono stati già adottati dal 42,4% delle imprese e dal 14,8% delle catene distributive. Entro la fine di questo mese adotteranno listini in euro un altro 25,7% delle imprese di produzione e il 44,3% dei gruppi commerciali.

«La macchina è in movimento — conclude Buttignol — ora servono delle linee guida determinanti da parte del Governo, per mettere l’Italia alla pari degli altri partner Ue e per consentire ai protagonisti del mercato e ai consumatori di affrontare con serenità un cambiamento epocale».

Vincenzo Chierchia