Troppi prepensionamenti nell’area Ocse, è emergenza

06/12/2002

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
289, pag. 5 del 6/12/2002
Teresa Pittelli


Secondo l’Organizzazione il fenomeno mette in crisi i sistemi previdenziali.

Troppi prepensionamenti nell’area Ocse, è emergenza

Troppi prepensionamenti nell’area Ocse. Servono misure urgenti, in primo luogo la formazione continua, per innalzare l’età dell’uscita dal mondo del lavoro. Soprattutto in paesi come l’Italia e la Francia, dove il fenomeno è maggiormente diffuso, e che in assenza di interventi rischiano di mandare in crisi i loro sistemi di welfare. L’allarme è stato lanciato ieri dall’Ocse, in una sezione sul ´Ruolo dei prepensionamenti nelle politiche di occupazione’ contenuto dell’ultimo ´Economic outlook’.

Secondo l’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo, negli ultimi decenni le uscite anticipate dal lavoro sono aumentate sempre più. L’età media in cui si andava in pensione è passata così dai circa 70,1 anni per il Giappone, e 60,2 per l’Italia (solo per citare chi sta in testa e chi sta alla fine della classifica Ocse), al 59,3 registrato tra il ’94 e il ’99 in Italia, eguagliata solo dalla Francia. Più alte, invece, ma sempre con valori in discesa, le medie degli altri paesi Ocse, dal 69,1 del solito Giappone al 65,3 del Portogallo al 64,2 della Norvegia. Unica eccezione gli Stati Uniti, passati nello stesso periodo dai 64,2 anni ai 65,1. Secondo l’Ocse il fenomeno, da leggere in maniera positiva se si considera come un indicatore del miglioramento delle condizioni economiche generali e di una preferenza per lo svago, ma in maniera del tutto negativa in termini di tenuta dei sistemi previdenziali e sociali, è in parte da addebitare alle politiche ´lassiste’ dei governi.

Politiche che soltanto di recente sono arrivate a una svolta, con la previsione di incentivi al lavoro degli anziani, per fare fronte all’invecchiamento della popolazione.

Un primo risultato, secondo l’Ocse, è che quantomeno i sistemi pensionistici pubblici non incoraggiano più le uscite anticipate, in termini di trattamenti previdenziali vantaggiosi. Un processo dovuto alle recenti riforme di alcuni paesi, tra i quali l’Italia, orientate nella direzione di avvicinare l’entità dei contributi versati a quella della pensione finale.

Nonostante questo, però, i sistemi di previdenza obbligatoria non sono ancora arrivati a incoraggiare decisamente chi lavora oltre l’età di pensionamento. Età che comunque rimane bassa nella maggior parte dei paesi esaminati dall’indagine. Inoltre, il pensionamento anticipato rimane spesso un’opzione appetibile, a causa di regimi particolari di prepensionamento e invalidità, oppure di contributi legati allo stato di disoccupazione.

Tutte previsioni che ancora lasciano ampi spazi di convenienza fiscale a chi decide di ritirarsi prima dal mercato del lavoro. E che vanno, a parere dell’Ocse, eliminate al più presto, perché rappresentano distorsioni. Secondo l’Organizzazione esiste infatti un legame diretto tra l’aumento di offerta di lavoro, da ottenere appunto con una maggiore permanenza degli anziani, e il corretto funzionamento del mercato, che si realizza con l’incontro tra domanda e offerta.

Quanto alle misure attive, l’Ocse mette l’accento sulla cosiddetta ´formazione lunga’, cioè sulla formazione lungo tutto l’arco della carriera, che deve necessariamente accompagnare il prolungamento dell’età in cui si lascia il lavoro.