Troppi precari, serve una legge

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

    Pagina 16 – Economia & Lavoro

    Troppi precari, serve una legge

      La proposta della sinistra Ds prevede solo due tipologie di lavoro

        di Vanda Marra / Roma

          QUATTRO MILIONI E MEZZO: tanti sono i lavoratori precari del nostro paese.Un numero abnorme che ha tra le sue cause dirette la legge 30. Per combattere questa situazione è stata promossa dalla sinistra Ds una legge di iniziativa popolare, denominata significativamente Precariare stanca.

            «Non è una legge estremista, è una legge moderata. Estremista è che ci siano in Italia oltre 4 milioni di precari. Quello che proponiamo noi è che ci siano solo 2 forme di lavoro, tempo indeterminato e tempo determinato. Ma prevediamo anche solo 10 e ben precisi casi in cui si possa ricorrere al contratto a tempo determinato. E diciamo che questo deve costare di più al datore del lavoro». È Fabio Mussi a illustrare così il cuore della proposta di legge. Per sostenerla, c’è un comitato, presieduto, non a caso, da Stefano Rodotà. L’andazzo attuale nel mondo del lavoro, infatti, secondo i proponenti della legge contrasta apertamente con almeno 3 articoli della Costituzione: il primo («L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro), il terzo («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale»), e il trentaseiesimo («Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa»). Del comitato fanno parte, tra gli altri, i diessini Gloria Buffo, Vincenzo Vita e Giovanni Berlinguer, gli economisti Paolo Leon e Luciano Gallino, l’ex ministro Tullio De Mauro, sindacalisti come Betti Leone, Paolo Nerozzi, Gianni Rinaldini, Don Luigi Ciotti. A giorni, sulla proposta di legge dovrà pronunciarsi la Corte di Cassazione, dopo di che scatterà la raccolta delle firme. Ne servirebbero 50.000, per evitare rischi si punta a raccoglierne 70.000. Obiettivo, dunque, l’abrogazione della Legge Biagi.

            Non a caso, l’ultimo articolo della legge prevede che vengano cancellate le norme in contrasto con quanto questa stessa afferma. «La nostra intenzione- dichiara infatti Mussi – è forzare la mano al centrosinistra e battere le incertezze che serpeggiano». E Vita spiega: «Oggi il precariato è una forma culturale di ricatto permenente, è diventato una sorta di ovvietà. E la 30 è una tra le più cattive e inique della Repubblica». E particolarmente numerosi sono i precari nel mondo dell’informazione – almeno 30mila quelli stimati. Particolarmente grave, la situazione della Rai. Paolo Serventi Longhi ha annunciato: «Presto incontreremo Prodi e chiederemo con molta nettezza chiarimenti su cosa vogliono fare sulla legge 30, sul conflitto di interessi e sulla legge Gasparri». Infine, il Segretario di Stampa Romana, Silvia Garambois, ha denunciato le ricadute di questa situazione su tutto il mondo dell’informazione: un giornalista precario è evidentemente più ricattabile di un “garantito”.