«Troppi ostacoli per fare Bingo»

24/07/2001


CorrierEconomia Anno V – Numero 29
Lunedì 23 luglio 2001



INTERVISTA Consoli, a cui fanno riferimento 213 licenze su 415, denuncia un blocco

«Troppi ostacoli per fare Bingo»


Intoppi burocratici che mettono a rischio gli investimenti. E «800 miliardi di entrate previste che ormai vanno considerati un buco nel bilancio pubblico»

      La sua Formula Bingo si è appena portata a casa 213 delle 415 sale disponibili. Un risultato che è stato salutato come la vittoria dei «D’Alema boys» per l’amicizia che lega Luciano Consoli, l’uomo di Formula Bingo, all’ex presidente del Consiglio D’Alema. Ma Consoli è preoccupato. Teme rallentamenti, intoppi burocratici, che mettano a rischio gli investimenti degli imprenditori che da Formula Bingo, che agisce come service provider, prenderanno i servizi. «Abbiamo 150 giorni di tempo per chiedere il collaudo al ministero – dice Consoli – ma i progetti non basta che siano stati approvati dai Monopoli. Le ristrutturazioni passano tramite gli uffici comunali, le Asl, ed è possibile che qualche Comune non dia l’autorizzazione. Ma io posso dire agli imprenditori «investite e tra 150 giorni chiamate il collaudo?» E se poi ci dicono che non va bene? Per gli imprenditori si tratta di mettere in piedi aziende dai 10 ai 15 miliardi, con 40-50 dipendenti. E’ una fase di start-up che richiede grande attenzione da parte degli organi dello Stato». La preoccupazione di Consoli deriva dal fatto che «qualcuno inizia a dire che le sale del Bingo non rientrano nelle categorie catastali ammesse dal piano regolatore».
      Sospetta che accada perché è cambiato il quadro politico?
      «Siamo imprenditori privati che hanno investito molti miliardi. Abbiamo bisogno di un interlocutore certo con cui parlare, al quale sottoporre eventuali obiezioni. Non può esserci solo la strada giudiziale per poter risolvere le questioni, anche piccole, che si presentano strada facendo. Occorre che il governo, i Monopoli, diano delle direttive molto chiare».
      Può fare un esempio concreto di rallentamento?
      «Da Modena ci hanno detto che i cinema non possono essere trasformati in sale Bingo. Certo, possiamo chiedere una variante al piano regolatore, ma con che tempi? Viviamo un conflitto tra uno Stato centrale che ci dice "voglio incassare entro 150 giorni" e uno Stato periferico che non è stato informato».
      Nella Finanziaria 2001 ci sono 800 miliardi di entrate attese dal Bingo.
      «Ottocento miliardi che possono essere considerati parte del buco del bilancio dello Stato. Il gioco ha un ruolo non da poco per le entrate e, da quanto è emerso negli ultimi giorni, nel bilancio di assestamento è previsto un crollo sostanziale, con mancate entrate per oltre 8.000 miliardi. Io, invece, pensavo che ci si sarebbe fermati a 4.000-4.500 miliardi… Ero ottimista. Tutto questo è molto sentito dal ministro Tremonti che nel disegno di legge dei 100 giorni, con responsabilità e sagacia, parla del riordino dei giochi. E’ necessario concentrare le competenze e unificare i servizi informativi».
      Se non ci saranno ostacoli, qual è il vostro business plan?
      «Manteniamo le previsioni. Sono attesi 4.000 miliardi di raccolta nel primo anno e 6.500 nel secondo».
      Il Bingo dovrebbe portare lavoro.
      «Stiamo ragionando con i sindacati per ottenere una quota di lavoro interinale più alta di quella consentita, che è del 15%… no, non posso dire quanto, c’è una trattativa sindacale in corso. Stiamo formando 8.000 persone, gratuitamente e non a pagamento come fanno altri, che saranno prese in carico da quattro società di lavoro interinale con le quali abbiamo stretto accordi e da queste assumeremo il nostro personale, sia quello a tempo indeterminato che quello interinale. Con l’uscita dalla fase di start-up potremo assumerli definitivamente».
      Vi impegnate a farlo?
      «Noi diciamo: "Fateci sperimentare". Poi, possiamo anche impegnarci per iscritto ad assumere le persone una volta raggiunto un certo livello o dopo un determinato periodo. Dobbiamo muoverci gradualmente, altrimenti moriamo tutti, non diamo occupazione a nessuno e lo Stato ci rimette».
      Un D’Alema boy come lei che chiede più flessibilità e parla della «responsabilità e sagacia» di Tremonti
      «Quelle dei D’Alema boys erano sciocchezze. La verità è che ho grande stima di D’Alema, che conosco da trent’anni. Lo stimo ma non mi ha aiutato nel Bingo. Penso che ci sia un linciaggio nei suoi confronti, non posso fare niente. Ha ragione quando dice che hanno utilizzato anche questa storia per altri fini. Ma quando ho fatto la Voce con Montanelli nessuno ha detto che ero un D’Alema boy, e nemmeno quando ho fatto Liberal con Adornato. Evidentemente in quel momento qualcuno aveva interesse a dire che ero un D’Alema boy».
Maria Silvia Sacchi


Tutti gli articoli