«Troppi negozi, poca concorrenza»

26/09/2003




26 Settembre 2003

CONFCOMMERCIO E CONFESERCENTI: DATI NON CORRETTI. I CONSUMATORI: IL GOVERNO INTERVENGA
«Troppi negozi, poca concorrenza»
L’Ocse: ecco cosa gonfia i prezzi
ROMA
I prezzi in Italia sono gonfiati e l’inflazione è più alta rispetto agli altri paesi europei non certo per colpa dell’euro, ma a causa di una situazione anomala e fuori controllo caratterizzata da troppi negozi con margini di guadagno molto elevati, scarsa concorrenza, costi di lavoro pesanti e tante regole da rispettare. Nell’ultima analisi dedicata al nostro paese con riferimento al mese di luglio l’Ocse, l’organizzazione dei paesi più sviluppati, punta il dito contro il sistema distributivo italiano ed i suoi eccessivi profitti, i più consistenti fra i paesi dell’area, ma non risparmia critiche neppure al sistema industriale formato da migliaia di piccole e medie imprese, che non avvertono la «pressione competitiva» delle aziende estere in uno scenario generale che, d’altro canto, non offre motivi di interesse per gli investitori stranieri.
Però nel mirino del rapporto Ocse c’è soprattutto il sistema distributivo italiano ed è bastata la pubblicazione di pochi dati per scatenare una reazione durissima di Confcommercio e Confesercenti, mentre le organizzazioni dei consumatori (in particolare il Codacons di Milano) ne traggono spunto per ribadire che il vertiginoso aumento dei prezzi al consumo impedisce ormai alla maggior parte delle famiglie italiane di arrivare alla fine del mese senza sacrifici o senza indebitarsi. In Italia, sottolinea l’Ocse, ci sono ben 130 negozi ogni 10 mila abitanti, una cifra molto elevata che ci colloca alle spalle solo di Spagna e Portogallo rispettivamente con 133 e 150. In Francia ce ne sono 64, in Gran Bretagna e Irlanda 36, in Germania 35, nella Ue in media 71. Invece l’Italia è al primo posto per «nanismo» con 2,2 dipendenti in media a negozio contro 14,2 della Gran Bretagna, 9 della Germania, 8,5 dell’Olanda, l’8,1 della Danimarca, 4,2 della Francia, 2,8 della Spagna, 2,5 del Portogallo e 6,3 della media Ue.
«C’è un’assenza – osserva l’Ocse – di soggetti di grandi e medie dimensioni. Questo non sarebbe preoccupante se il sistema funzionasse bene, invece la struttura del mercato distributivo ha avuto un impatto negativo sulla performance del settore: nella distribuzione al dettaglio e nei grandi outlet non specializzati la produttività è la più bassa dell’Unione Europea, al di sotto del 20-30% della media comunitaria». Inoltre i margini di guadagno sono i più alti fra i paesi Ocse, «rivelando così una scarsa concorrenza, nonostante l’elevato numero di imprese». Nella distribuzione alimentare i cinque grandi gruppi presenti controllano soltanto il 17% del mercato, una «quota irrilevante, la più bassa a livello europeo». Altre critiche: 1) scarsa concorrenza; 2) poca indipendenza e ruolo inefficace degli ordini professionali «spesso legati strettamente al potere politico»; 3) bolletta elettrica la più cara nell’Unione Europea con 141,8 euro per MW/ora a fronte dei 92,3 dei francesi e dei 97,4 degli inglesi.
Durissima la replica di Confcommercio. Il documento dell’Ocse, a suo avviso, falsa l’odierna realtà per almeno tre motivi: i dati utilizzati sono vecchi di più di quattro anni; i margini di guadagno non sono certo elevati a causa delle vendite stagnanti, dell’aumento dei costi di gestione e dello sforzo di contenere i prezzi. «Non è un’analisi corretta – sostiene il presidente di Confesercenti Marco Venturi – soprattutto per quanto riguarda gli alti margini di guadagno. Di fronte all’attuale crisi dei consumi, aumentare ingiustificatamente i prezzi e, quindi, i margini di guadagno costituirebbe un atto di autolesionismo». Sul fronte dei consumatori, l’Adiconsum segnala che nel triennio 1998-2001 ipermercati, supermercati, superette sono cresciuti in misura significativa, ma i negozi tradizionali rappresentano ancora il 70% dell’offerta, nonostante la continua contrazione dei numero: nel periodo considerato sono usciti dal mercato quasi 7.400 punti vendita di piccole dimensioni. Nella scia del rapporto Ocse, Codacons sollecita urgenti interventi del governo e degli enti locali per mettere un freno all’inflazione che è senza dubbio «una tassa nascosta a carico dei più poveri».