Troppi minori sfruttati in Italia

14/06/2004

        12 Giugno 2004

          Oltre 150mila bambini costretti al lavoro nel nostro paese e 246 milioni in tutto il mondo
          Troppi minori sfruttati in Italia

            MILANO
            Sono circa 150mila i bambini, fra i 7 e i 14 anni, sfruttati dai grandi nel nostro paese. Ma questo in un quadro internazionale che vede la piaga del lavoro minorile coinvolgere attualmente 246 milioni di minori in ogni parte del globo, 73 milioni dei quali hanno meno i 10 anni. È quanto emerge dalla Giornata mondiale contro il lavoro minorile 2004, organizzata dall’Ilo (Ufficio internazionale del lavoro) che ieri nel convegno su «L’impegno dell’Italia per sconfiggere il lavoro minorile» ha presentato l’attuale fase di iniziative istituzionali e sindacali per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo triste fenomeno.
            Degli oltre 150mila bambini che vengono sfruttati nel nostro paese, secondo gli ultimi dati dell’Istat (che non rileva i bambini rom e i minori stranieri) oltre 12mila hanno tra i 7 e i 10 anni, 66mila dagli 11 ai 13 e i quattordicenni sono poco meno di 70mila. L’11,4% del totale lavora a casa propria, il 9,6% in case di parenti, il 14,9% in un negozio, il 17,9% in bar, ristorante, albergo, il 14,1% in campagna, il 7,4% in laboratorio ed officina, l’11,8% in fabbrica o cantiere, il 6% in mercato o strada, il 6,4% in altro luogo. Il 59% lavora con genitori e parenti, il 41% con altri. La maggior parte di questi ragazzini viene utilizzata spesso dai genitori in laboratori clandestini, per questo resta difficile la loro individuazione da parte delle forze dell’ordine.
            I sindacati (Giuseppe Casadio, segretario confederale della Cgil, Gigi Bonfanti, segretario confederali della Cisl e Massimo Di Menna, segretario della Uil-Scuola) hanno chiesto l’immediato ripristino del «tavolo sul lavoro minorile» in quanto – hanno spiegato – il problema non è la disputa sulle cifre, che noi riteniamo più allarmante di quello dell’Istat, ma come operare e fronteggiare un fenomeno che potrebbe altrimenti, nei prossimi anni, colpire il nostro paese che da un lato è fortemente industrializzato ma presenta delle aree di lavoro sommerso e di ritardo, in particolare nel Sud, certamente preoccupanti». Per Confindustria, – ha spiegato invece Giorgio Usai, «è necessaria un’alleanza che vede impegnati insieme parti sociali, governo ed espressioni della società civile per ridurre quest’area di illegalità. Da parte nostra le imprese sono sempre più attente a rispettare il diritto dei minori».
            «Dobbiamo registrare una volontà nuova da parte del governo e un’attenzione da parte delle forze sociali a non sottovalutare i pericoli del fenomeno in un paese come l’Italia a forte immigrazione e con rilevanti aspetti di lavoro sommerso, vere e proprie insidie per il lavoro minorile», ha spiegato Claudio Lenoci, direttore dell’ufficio Ilo per l’Italia. «È positiva e costruttiva la volontà dei sindacati a riprendere con governo e imrenditori un’iniziativa comune e più efficace. Solo un impegno costante e quotidiano può portare a risultati concreti».