«Troppi micro-alberghi»

23/07/2004

          venerdì 23 luglio 2004

          I nodi del settore / Parla Renzo Iorio (Aica)
          «Troppi micro-alberghi»

          MILANO – «La struttura alberghiera italiana deve rinnovarsi e modernizzarsi, vanno rimosse le barriere che limitano pesantemente
          gli investimenti». Questo l’allarme lanciato da Renzo Iorio, tra i
          top manager del gruppo francese Accor in Italia e neopresidente
          dell’Aica, l’associazione che raggruppa le grandi catene alberghiere
          e che fa parte del sistema FederturismoConfindustria.
          «L’offerta alberghiera italiana — sottolinea Iorio — è profondamente
          frammentata. Abbiamo oltre 30mila strutture ma con dimensioni
          medie molto contenute, di fatto quasi per nulla integrate direttamente
          nelle reti mondiali di distribuzione dei servizi turistici». Ogni albergo ha circa 27 camere in media, le strutture a cinque stelle sono 170 all’incirca.
          «Un nodo da sciogliere aggiunge il presidente Aica è quindi rappresentato dal peso ancora limitato dei grandi gruppi, che hanno una quota del 4% circa del totale a fronte del 25% della media
          europea. Da ciò deriva sicuramente un pesante indebolimento
          delle potenzialità della destinazione Italia».
          Iorio punta poi l’indice su «difficoltà e ostacoli» che nel nostro Paese frenano in maniera consistente l’ammodernamento del sistema alberghiero. «Il sistema italiano — aggiunge Iorio — è contraddistinto
          da una normativa che pone vincoli poco comprensibili agli investimenti e nei fatti si traduce in barriere all’ingresso per nuovi competitor a protezione di una situazione consolidata che però ha mostrato finora tutti i suoi limiti».
          Iorio cita ad esempio la normativa che fissa dei paletti per le dimensioni delle camere e dei servizi che finora ha impedito di fatto lo sviluppo in Italia di catene alberghiere che ottimizzino il rapporto qualità-prezzo.
          Un’altra questione rilevante — ad esempio — è costituita dai meccanismi vincolistici che regolano la ristorazione in albergo e che impongono l’acquisto di licenze ad hoc, frenando così l’offerta di servizi anche a soggetti esterni all’hotel.
          «Bisogna abolire —rilancia Iorio —la doppia licenza bar e ristorante per la clientela non alloggiata». Inoltre — secondo il presidente Aica — è tempo di assicurare un quadro di riferimento chiaro e unitario per consumatori e imprese su tutto il territorio nazionale, pur preservando e valorizzando le peculiarità regionali.
          «Un banco di prova importante — aggiunge il presidente Aica — è quindi rappresentato dalla necessaria revisione dei contenuti e dei
          principi della classificazione alberghiera. Una revisione che dovrebbe
          riguardare sia le strutture di base come le superfici minime e le dotazioni, sia i servizi. In pratica oggi occorre una nuova classificazione armonizzata con il contesto europeo, mercato dal quale
          trae origine la maggior parte dei flussi turistici verso la Penisola».

          V.CH.