«Troppi lavoratori senza contratto, il governo interverrà»

25/04/2001

Corriere della Sera






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L’intervento di Amato. Ma Guidi (Confindustria): ha ragione, le parti sociali devono però essere libere di trattare

«Troppi lavoratori senza contratto, il governo interverrà»

      ROMA – Il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, chiede alle imprese di rinnovare presto i contratti di lavoro scaduti, che riguardano quasi sette milioni di lavoratori tra metalmeccanici, alimentaristi, dipendenti del commercio, delle imprese di pulizia, delle ferrovie, della sanità. «Non si può ritardare e aspettare perché c’è tanta gente che di soldi ne guadagna già pochi e che non riesce neanche a recuperare l’inflazione programmata», ha detto ieri Amato al termine del consiglio dei ministri. I metalmeccanici «sono il caso più noto», ha aggiunto, ma tutti hanno diritto a recuperare il potere d’acquisto. E invece le retribuzioni «nel settore privato sono ferme». Di chi è la colpa? Secondo il presidente del Consiglio «non sono i rappresentanti dei lavoratori quelli che ritardano la firma dei contratti». Quindi, sono gli imprenditori. «Sto valutando – ha concluso Amato – che cosa il governo debba fare nel suo ruolo di garante del patto del ’93 per far sì che si arrivi a una conclusione dei contratti». Per ora Palazzo Chigi ricorre alla moral suasion . E gli imprenditori non sembrano accettare nulla di più. Lo si capisce dal commento della Confindustria, affidato al consigliere per le relazioni industriali Guidalberto Guidi: «Condividiamo l’invito del presidente del Consiglio a procedere al rinnovo dei contratti per consentire l’adeguamento al tasso di inflazione programmato. Non riteniamo tuttavia opportuno su questa materia l’intervento del governo in quanto pensiamo che le parti sociali siano in grado di esercitare pienamente il proprio ruolo».
      Il fatto è che il riferimento stesso all’inflazione programmata comincia ad essere messo in crisi dai recenti aumenti dei prezzi. Ad aprile l’inflazione reale è stata del 3,1% rispetto allo stesso mese del 2000 contro un livello programmato per il 2001 dell’1,7%. Il governo pensa che quella di aprile sia solo una fiammata. «Al netto dei tabacchi e delle assicurazioni, che da sole hanno pesato per un quarto nell’aumento dell’inflazione, l’incremento sarebbe stato di modesta entità», ha detto Amato. Che scommette: «A maggio ci sarà un ridimensionamento dell’inflazione». L’Ania, associazione delle assicurazioni, ribatte che non è vero: senza gli aumenti delle polizze l’inflazione sarebbe stata «comunque superiore al 3% (3,014%)».
      Intanto, i sindacati sono pronti ad adeguare le richieste di aumento dei salari, inizialmente tarate su un’inflazione programmata ora ampiamente superata. Annuncia il leader dei metalmeccanici Cgil, Claudio Sabattini: se entro giugno il nuovo contratto non sarà stato firmato, i sindacati non chiederanno più 135 mila lire medie di aumento (Federmeccanica ne ha offerte 85 mila), ma di più, in linea con i tassi di inflazione che saranno inseriti nel Documento di programmazione economica e finanziaria. E ieri i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato un primo sciopero nazionale di 4 ore per il 18 maggio.

      Ad Amato si rivolge anche il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, chiedendogli di restituire 200 mila lire a ogni famiglia: si tratta, dice Pezzotta, del maggior prelievo fiscale sugli aumenti delle assicurazioni e delle tariffe di luce e gas. Infine, Rifondazione comunista propone di reintrodurre la scala mobile per indicizzare i salari all’inflazione reale.
Enrico Marro


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