«Troppi divieti, l’Italia ci rovina le vacanze»

28/07/2005
    giovedì 28 luglio 2005

    GLI ADDETTI AI LAVORI REPLICANO: SULLE NOSTRE SPIAGGE NON CI SONO RESTRIZIONI, SOLO NORME DI SICUREZZA

      «Troppi divieti, l’Italia ci rovina le vacanze»

        Il settimanale tedesco Bild accusa: topless proibito e birra impossibile

        Anna Sartorio

          Il Bild ci illumina: gli italiani sono usciti di testa. Scrive proprio «bekloppt», un termine del parlato che difficilmente sarebbe piaciuto a Goethe. Con questa stoccata, il più popolare tra i settimanali tedeschi (12 milioni di lettori) stigmatizza l’estate italiana, elencando una serie di divieti da spiaggia che rovineranno senz’altro le vacanze dei turisti alemanni.

            «Vietato il topless», «vietato giocare a pallone», «vietato asciugare il costume da bagno (sic!)», «vietato mangiare rumorosamente», «vietato cambiarsi fuori dalle cabine», «vietato appendere gli asciugamani alle stanghe degli ombrelloni». Questo dice il settimanale berlinese. Soprattutto – avverte – è «vietato bere birra in spiaggia», che per i tedeschi è un’eresia non dissimile dal mettere fuorilegge la pizza in Italia.
            Oggetto dell’attacco è il decalogo stilato dal Sindacato italiano balneare (Sib) – sottoscritto dai 10 mila stabilimenti balneari associati – che vieterebbe una a una queste attività ricreative. Peccato non sia vero.
            Sarà il sole, ma l’autorevole Bild ha preso un abbaglio. Ha confuso il decalogo del Sip con decisioni restrittive prese da singoli comuni affacciati sul mare.

              Nessuna demonizzazione di birre e topless, nei dieci comandamenti del sindacato («suggerimenti», precisa il presidente Riccardo Borgo). «Soltanto indicazioni di buona educazione e sicurezza – spiega – come non gettare cicche e cartacce nella sabbia, asternersi dal fare il bagno quando c’è bandiera rossa ed evitare di assordare il vicino con la radio a tutto volume».

                A scorrere il decalogo della discordia, in effetti, gli unici punti a collimare con l’allarmistico grido del Bild («gli italiani vogliono rovinarci le vacanze») riguardano pallone e asciugamani in spiaggia. «Ma soltanto – spiega Borgo – perché ammucchiare tra un ombrellone e l’altro oggetti personali ingombra i corridoi e i passaggi a mare».

                  Quanto al calcio, ci si può sbizzarrire a piacere. Semplicemente non in faccia al vicino di sdraio, bensì “negli spazi allestiti appositamente”.

                    L’articolo (che si avvita subito in un bel luogo comune, cominciando con «Mamma mia, cosa è saltato in mente agli italiani coi loro spaghetti?») ha mescolato le carte, se in modo pretestuoso o per errore non è dato sapere. Perché i divieti ci sono, eccome. Però riguardano una porzione ristretta delle coste italiane.

                      Ad Alassio, i vacanzieri vengono accolti da un cartello che raffigura una signora in bikini, sbarrata da una X. Non che, in una località balneare, sia proibito indossare il costume da bagno. La restrizione riguarda unicamente il centro storico. «E’ una questione di buon gusto», precisa il sindaco Marco Melgrati. «Va detto, però, che non abbiamo mai fatto una multa. Tutt’al più, a chi girava a torso nudo, i vigili hanno chiesto di coprirsi».

                        Più numerosi i divieti a Forio d’Ischia, dove un’ordinanza del sindaco Franco Regine vieta ogni comportamento che rischi di scivolare nel pecoreccio. «Lo scopo – spiega – è recuperare l’immagine e migliorare l’offerta turistica, assicurando tranquillità ai villeggianti». Da oggi, chi sarà sorpreso in abbigliamento discinto, o a lanciare «gavettoni», o a bivaccare fuori dalle zone di campeggio, o a schiamazzare in strada, o a “stendere panni e asciugamani fuori da finestre affacciate sulla pubblica via” o, peggio che mai, a passeggiare indossando rumorosissimi zoccoli di legno (identico divieto vige a Capri) rischia una multa da 50 a 78 euro. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con il decalogo del Sip preso di mira dal Bild. A meno che al giornale teutonico non sia venuto in mente di rivendicare per i propri connazionali il diritto di spegnere mozziconi nella sabbia, o di tirare una pallonata sui denti al vicino d’ombrellone.