Troppi aumenti, pochi soldi per Natale

26/11/2007
    sabato 24 novembre 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Troppi aumenti, pochi soldi per Natale

      Energia, trasporti, mutui pesano sul reddito delle famiglie. Confesercenti: consumi deboli

        di Laura Matteucci/ Milano

        NATALE FREDDOSolo nell’ultimo mese, ci sono stati aumenti a due cifre per ortaggi, pane e certificati. E rincari vicini al 10% anche per la tassa sui rifiuti, i biglietti ferroviari e persino le partite di calcio. Nel frattempo, continuano ad aumentare i prezzi dei carburanti e in particolare del gasolio, che anche ieri ha rivisto il suo record, raggiungendo quota 1,311 nella rete Agip. Ritocchi anche per Shell, Tamoil, Api e Ip. Rialzi pure per la benzina, nei distributori Total, Api, Ip e Tamoil.

        Nessuna sorpresa, quindi, se il prossimo sarà un Natale freddo sotto il profilo dei consumi, come avverte Confesercenti: l’ammontare complessivo delle tredicesime sarà di 36,6 miliardi di euro, dei quali poco meno di 18 miliardi verranno utilizzati per gli acquisti natalizi, con una diminuzione dell’1,8%, pari a 336 milioni di euro, rispetto all’anno scorso. Il passo indietro è dovuto alla contrazione di 88 milioni per le spese per la casa e di 248 milioni (-5%) per i regali rispetto al 2006, che aveva già segnato un flessione del 4% sul 2005.

        I consumi a Natale riflettono del resto l’andamento di un anno economicamente difficile, nel quale sono aumentati (dal 61% al 67%) coloro che hanno tagliato diverse spese del loro bilancio.

        Per le associazioni dei consumatori la contrazione dei consumi natalizi «è da attribuire unicamente alla costante perdita del potere d’acquisto delle famiglie, e a prezzi in continua ascesa specie nel settore alimentare», dice una nota del Codacons. «Quando si spende di più per beni di prima necessità come gli alimentari, le famiglie sono costrette a reagire riducendo i consumi di altre tipologie di prodotti – continua la nota – I commercianti devono capire che con gli attuali livelli dei prezzi i consumi non subiranno mai una ripresa; l’unica soluzione per salvare il Natale è un generalizzato calo dei listini di almeno il 10%».

        In effetti, sono molti i prezzi caldi con cui gli italiani hanno dovuto fare i conti nell’ultimo mese, parzialmente controbilanciati dai risultati positivi ottenuti nei settori toccati dalle liberalizzazioni che, dalle medicine agli aerei, hanno contenuto l’inflazione. A fotografare rialzi e ribassi è il ministero dello Sviluppo economico, sottolineando peraltro che, nonostante tutto, il clima di fiducia dei consumatori risulta in (lieve) recupero.

        La maglia nera va agli alimentari: cipolle (+14,9%), limoni (+13,4%), patate (+11,7%), pane (+10,3%), farina (+9,7%) e burro (+8,8%). Vere impennate anche per i servizi, con in testa i certificati anagrafici (+26%). Seguono le partite di calcio (+9,2%), la tassa sui rifiuti (+9,7%) e i biglietti dei treni (+9,5%).

        Del resto, secondo le rilevazioni dell’Istat, i prezzi alla produzione delle farine a settembre sono aumentati del 21%, mentre al dettaglio il prezzo del pane è aumentato a settembre del 7,7% e ad ottobre di circa il 10%.

        I dati sui carburanti, aggiornati alla seconda metà di novembre, mostrano un aumento del 2% su ottobre e del 10% rispetto all’inizio dell’anno. Per il gasolio l’aumento mensile è del 3% e del 14% da gennaio.

        L’unica notizia positiva viene dai settori toccati dalle liberalizzazioni: biglietti aerei, farmaci e servizi di telefonia mobile stanno attraversando una fase virtuosa. In particolare, le tariffe aeree nazionali sono diminuite del 9,6% a settembre e del 5,4% ad ottobre, e quelle europee del 2,8% lo scorso mese. Le tariffe di telefonia mobile sono in calo del 15,5%.