Troppa fame all’Autogrill

14/10/2002




ECONOMIA
ECONOMIA ITALIANA- CONCORRENZA LA CATENA NEL MIRINO DI TESAURO



Troppa fame all’Autogrill

L’Antitrust blocca lo shopping sulle autostrade e sospetta irregolarità. E l’azienda? Studia contromosse e cresce: all’estero.


di 
 
RAFFAELLA GALVANI
11/10/2002

Monopolista io? Ma vogliamo scherzare? Sono solo un manager che ogni giorno compete in 15 paesi e dovunque cerca le migliori opportunità di crescita per l’azienda». Ostenta sicurezza Livio Buttignol, amministratore delegato dell’Autogrill, gigante internazionale della «ristorazione delle persone in movimento» con 4.300 punti vendita nel mondo e leader in Italia sulle autostrade.
Ma un fatto è certo. L’uno-due che sul ring del business gli ha sferrato in pochi mesi Giuseppe Tesauro ha lasciato il segno. A luglio il presidente dell’Antitrust, per il timore di un «rafforzamento della posizione dominante», ha bloccato a Buttignol l’acquisizione della Ristop, seconda catena di ristorazione autostradale, con 60 milioni di euro di fatturato e 26 punti di vendita. Il tutto su segnalazione del concorrente britannico Compass, che lamentava di aver visto le sue trattative con la Ristop interrompersi bruscamente per l’intervento dell’Autogrill.

E sempre l’Antitrust, a metà settembre, ha aperto una seconda istruttoria sulla società che coinvolge in prima battuta i suoi azionisti,
ovvero la famiglia Benetton, presente tramite la Edizione holding sia in Autogrill (57 per cento) sia in Autostrade (18 per cento).
La nuova accusa? Quella di esser venuta a conoscenza, sfruttando i rapporti privilegiati di gruppo, delle strategie che la Autostrade stava elaborando circa le procedure per l’assegnazione delle concessioni delle aree di servizio in scadenza nel 2003.

Insomma, una situazione spinosa persino per un tipo come Buttignol, che non si spaventa facilmente.
Uno, per intenderci, che ha sfidato l’11 settembre investendo negli aeroporti americani dove, nonostante il calo del traffico aereo nel primo semestre 2002 dell’11,4 per cento, ha aumentato gli affari del 4 per cento.
E che ha in qualche modo resistito al grande crollo di borsa (grafico a fianco che confronta l’andamento a un anno del titolo con l’indice del Mib 30).

Ma il momento è delicato, visto che sono ormai alla stretta finale i giochi per le gare del 2003 per le aree di servizio (si parla di 120 tra nuove e in scadenza).
Un piatto ricco valutato 110-115 milioni di euro, su cui Buttignol conta. Risultato? «Comprando Ristop eravamo pronti a cedere una trentina di punti vendita proprio per non superare la quota di mercato sulle autostrade del 72 per cento prevista dall’Antitrust, ma se all’Autorità i conti non tornano…» commenta Buttignol.
Come dire, insomma, che i legali sono al lavoro, ma che probabilmente sull’operazione Ristop si farà marcia indietro.
Il che significa lasciare via libera al gruppo britannico Compass (10 miliardi di sterline di ricavi), deciso a entrare in forza sul mercato italiano: di recente ha rilevato dal gruppo Plose di Bressanone una decina di aree di servizio in Piemonte, Friuli e Veneto, assicurandosi il diritto a partecipare alle gare per le concessioni del 2003, e a fine settembre ha ufficializzato anche l’acquisto del 60 per cento della Onama.

Come pensa di reagire l’Autogrill alla sfida?
«È vero che le autostrade generano a oggi in Italia l’80 per cento del nostro fatturato, ma per il futuro punto a diventare il numero due nel settore ferroviario, sfruttando l’accordo con la Grandi stazioni, e a crescere nei centri commerciali e negli aeroporti» anticipa Buttignol. Che sui binari e dintorni è deciso quindi a tallonare il leader Cremonini. E poi, fa capire Buttignol, non c’è solo l’Italia, che rappresenta oggi circa un terzo dei ricavi. «Sulle autostrade, dove come gruppo fatturiamo il 48 per cento (il 51 è negli aeroporti), progettiamo per esempio di aumentare i punti vendita in Europa, soprattutto in Francia e Spagna, mentre in Usa e in Canada vogliamo crescere su strade e scali aeroportuali».
Il numero uno non getta la spugna, ma rilancia.
Non esclude nuove acquisizioni, dopo lo shopping del 2002 (Anton Airfood in Usa, Pastarito in Italia, Receco in Spagna e Smsi travel in Canada). Ma, fanno notare alcuni analisti come Carlo Castelli dell’Actinvest, «lo sviluppo richiede risorse e l’indebitamento della società è ancora elevato, pari a 1 miliardo di euro al giugno 2002». Insomma, ci vorrebbe forse un aumento di capitale. Ma i Benetton ci staranno?