Trieste. Negozi: raccolta di firme contro la riforma

20/10/2005
    giovedì, 20 ottobre 2005

    Pagina 7 – Attualità


      Sale la tensione dopo il primo via libera al nuovo regolamento sugli orari. Confcommercio: «Sbagliato liberalizzare le aperture in tutti i capoluoghi»

      Negozi, raccolta di firme contro la riforma

      Si punta a quota 50 mila. La Cgil pronta a protestare davanti al Consiglio regionale

        TRIESTE- Sulle aperture domenicali dei negozi è nuovamente polemica. Ieri sindacati e imprenditori del settore hanno reagito subito e in maniera molto decisa all’approvazione in sede di commissione della nuova legge regionale che disciplina la materia e che introduce una sorta di deregulation totale. «Siamo pronti a organizzare in una delle prossime domeniche una manifestazione che si svolgerà davanti alla sede del consiglio regionale – ha annunciato Adriana Merola, della segreteria regionale della Filcams-Cgil – e che consisterà nell’allestire in mezzo alla piazza un vero e proprio giardino d’infanzia, con tanto di giochi e passatempi per bambini. In questa maniera – ha spiegato – speriamo che Riccardo Illy, dalle cui labbra sembra dipendano troppi partiti, capisca cosa sottrarrà alle mamme e alle famiglie, obbligando le donne che lavorano nel commercio a rinunciare all’unico giorno nel quale possono stare con i loro figli».

          Un duro attacco da parte della sindacalista della Cgil, che ha in mente anche altre forme di protesta. «Assieme alle altre organizzazioni sindacali di categoria – ha aggiunto – stiamo predisponendo una raccolta di firme che cercherà di coinvolgere tutti coloro che lavorano nel comparto, cioè circa 50mila persone. Quando avremo le adesioni di tutti – ha proseguito – presenteremo le firme al presidente della giunta, ricordandogli che corrispondono ad altrettanti voti». Ma non basta, la Filcams-Cgil, la Fisascat-Cisl e la Uiltucs-Uil, hanno già contattato i loro colleghi di altre regioni «per organizzare a Trieste, entro la prima metà di novembre – ha precisato la Merola – un dibattito sul tema degli orari, al quale inviteremo esponenti istituzionali e sindacalisti di una regione che ha fatto scelte diverse in questo campo». La strategia è dunque delineata.

          Pure la critica politica: «In Toscana – ha concluso la Merola – regione retta come la nostra da una maggioranza di Centrosinistra e che non può essere definita meno turistica della nostra, le regole applicate sono esattamente opposte a quelle che si stanno introducendo in Friuli Venezia Giulia. Allora non riusciamo a capire perché qui da noi le prospettive per i lavoratori debbano essere peggiori che altrove».

          Altrettanto severa la reazione della Confcommercio regionale, l’organizzazione che raccoglie gli imprenditori del settore. «Scopriamo con sorpresa – si legge in una nota dell’assemblea regionale della Confcommercio – che, su sollecitazione dell’opposizione, la maggioranza ha deciso una clamorosa marcia indietro, optando per la liberalizzazione selvaggia di orari e aperture domenicali, in tutti i capoluoghi di provincia. Intesa democratica – prosegue la nota – ha dunque cambiato idea. E questo per il solo fatto che glielo ha chiesto l’opposizione. Un dietrofront inaccettabile che assomiglia troppo a un contentino da bassa politica».

          Gli imprenditori del comparto hanno ribadito poi «la più ferma contrarietà anche a questa inattesa novità», sottolineando che «vista la libertà assoluta nei capoluoghi, la conferenza dei sindaci chiamata a restringere eventualmente la facoltà delle aperture domenicali sceglierà di non intervenire, con la conseguenza di un’apertura selvaggia, voluta dalla maggioranza e dall’opposizione. Siamo curiosi – si sono chiesti infine quelli della Confcommercio – di vedere come verrà spiegato alle associazioni di categoria, ai sindacati, alla Chiesa, ai consumatori, contrari a questa filosofia, il perché si sia arrivati a tanto, unici in Italia».

          Infine il parere del segretario regionale della Fisascat-Cisl, Paolo Duriavig. «Le motivazioni che stanno alla base della scelta portata avanti dall’assessore Bertossi e dal presidente Illy, con un’ostinazione fuori dal comune – ha detto – non ci convincono. Non creano maggiore occupazione stabile, non rilanciano i consumi stagnanti anche nella nostra regione, non garantiscono una migliore qualità del servizio al consumatore. Viene dunque spontaneo chiedersi – ha proseguito – in seguito alle ultime vicende, come del resto si chiedono molti degli addetti ai lavori del settore del commercio, nell’interesse di chi stiano amministrando i politici eletti in regione».

        u.sa.