Trieste. I sindacati: scioperi domenicali

05/10/2005
    mercoledì 5 ottobre 2005

    Pagina 9 – Regione

      Cgil, Cisl e Uil bocciano la riforma e le aperture festive: «Così aumentano lavoro nero e sfruttamento»

        I sindacati: scioperi domenicali
        contro i nuovi orari dei negozi

          di RENATO D’ARGENIO

          TRIESTE. Un pacchetto di scioperi domenicali, probabilmente in dicembre, una raccolta di firme contro la legge e un convegno assieme alle altre regioni d’Italia per dimostrare «l’arretratezza» del testo unico sul commercio proposto dal Friuli Vg.All’unanimità, oltre 140 lavoratori di Fisascat Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil hanno approvato ieri all’hotel Jolly di Trieste un documento che mira a stoppare il testo unico sul commercio proposto dalla giunta Illy.

            «Il problema è culturale e non può essere ridotto alle sole aperture domenicali», ha ribadito Marinella Meschiero, della Cgil nazionale. «Una legge, a maggior ragione se regionale – visto che è pensata da politici, teoricamente, più vicini alla gente – deve indicare una linea di sviluppo per il proprio territorio, capendone le conseguenze che avrebbe sullo stesso. Il ddl in questione avrebbe come conseguenza un aumento del lavoro nero e dello sfruttamento, senza alcun beneficio nè per l’occupazione nè per le aziende nè sull’andamento dei consumi».

            «Guardatevi attorno e guardiamo noi stessi – ha rincarato la dose un’arrabbiatissima Adriana Merola, della Filcams-Cgil -. Siamo costretti a fare reddito per pagarci i servizi che il pubblico non può garantire: asili, case di riposo, assistenza domiciliare. Non c’è tempo per stare con i nostri figli, con i nostri cari, con le persone che avrebbero bisogno di aiuto perchè dobbiamo fare reddito. La legge che vorrebbero Illy e Bertossi non aiuta a migliorare questa situazione, anzi. Costringe le donne a lavorare la domenica senza pensare che la domenica gli asili sono chiusi, che è l’unico giorno della settimana in cui è possibile condividere i piaceri della famiglia, stare vicino agli anziani. Una legge che, proprio per la mancanza di servizi, di welfare, costringerà parte di quelle donne a licenziarsi. E non ci vengano a dire che stanno per varare la nuova legge sul welfare perchè le cose non si cominciano dalla coda».

            Insomma, il «no» dei sindacati alla liberalizzazione degli orari e delle aperture, «in questa situazione» è totale. I tre segretari regionali di categoria – Paolo Duriavig (Fisascat Cisl), di Adriana Merola (Filcams-Cgil) e Gabriele Fiorino (Uiltucs-Uil) – hanno espresso un giudizio negativo unanime sul provvedimento, precisando che gli scioperi saranno attuati solo nel caso in cui «le audizioni promesse dai capigruppo di maggioranza non dovessero portare ad un ripristino della concertazione con l’assessore Bertossi e ad una mediazione con le posizioni delle organizzazioni sindacali in merito agli orari di apertura degli esercizi commerciali».

              «Siamo contro questa legge perchè va contro i diritti delle donne, che rappresentano l’80 per cento della manodopera nel settore». «Lo sbandierato aumento dell’occupazione per effetto delle aperture domenicali va interpretato come una favola che si scontra con la realtà. I pochi posti di lavoro, infatti, cresciuti per effetto delle aperture domenicali sarebbero – stando alle parole dei tre segretari – posti precari che sono offerti ai giovani alla prima occupazione. Giovani ai quali sono fatti firmare contratti che prevedono la clausola dell’orario settimanale comprensivo della domenica, senza il pagamento delle maggiorazioni contrattualmente spettanti».