Tribunali del lavoro al collasso

14/11/2002

1 – Tribunali del lavoro al collasso

2 – Conciliazione in stallo da Nord a Sud

ItaliaOggi (La Legge)
Numero
270, pag. 44 del 14/11/2002
di Teresa Pittelli



Indagine di ItaliaOggi sui tempi delle cause d’impiego.

Tribunali del lavoro al collasso

Tribunali del lavoro a passo di lumaca da Milano a Bari. Mentre cresce il contenzioso legato ai licenziamenti nelle grandi imprese e al lavoro nero, che impegna oltre il 50% di tutte le cause iniziate nel 2002, i giudici fanno sempre più fatica a smaltire le controversie e assicurare tempi ragionevoli a lavoratori e aziende. I più fortunati, residenti per lo più al Nord, ci metteranno un anno ad avere una sentenza. Ma in casi limite, come quello della sezione lavoro del tribunale di Roma, i tempi si triplicano, e una controversia può durare da un anno e mezzo a tre anni. Non migliore la situazione del Sud Italia. Anche a Bari, per esempio, la durata media di una causa di lavoro si aggira sui tre anni. E dal ricorso alla comparizione può passare anche più di un anno. Troppo. Se si pensa che la legge fissa in 60 giorni dal ricorso il termine massimo per fissare l’udienza di discussione. I dati emergono da un’indagine di ItaliaOggi effettuata su un campione di camere del lavoro e uffici vertenze dei sindacati. Dai risultati emerge che al Nord, tanto per cambiare, va meglio che al Centrosud. Con alcune zone di eccellenza come il Veneto, mentre al Centrosud la maglia nera è della capitale. Interessa, poi, un po’ tutto il territorio, lo scarsissimo tasso di successo della conciliazione davanti alle Direzioni provinciali del lavoro (si veda box qui sotto), che rappresentano non più del 30% delle controversie. Vuoi per l’inefficienza di alcuni uffici, vuoi per la scarsa volontà delle parti in causa, in alcuni casi, di fare subito concessioni che invece possono aspettare anni, visti i tempi biblici della giustizia. La cosiddetta vertenzialità, termine sindacalese per indicare il tasso di conflittualità che poi sfocia in una causa, ´varia molto da territorio a territorio, a causa dei diversi mercati del lavoro’, spiega Enrico Moroni (Cgil). Ecco qualche esempio.

- A Roma uffici giudiziari al collasso. ´I tempi di una controversia a Roma variano da uno a tre anni’, spiega Franco Russo, responsabile ufficio vertenze della camera del lavoro di Roma. Anche se c’è più rapidità per le decisioni sui licenziamenti, che arrivano dopo un anno, un anno e mezzo, mentre le cause legate al lavoro irregolare, come le cosiddette differenze paga, durano in media tre anni. Tempi morti, poi, anche sui provvedimenti d’urgenza, i ´700′ (così detti dall’articolo 700 del codice di procedura civile) che per natura dovrebbero essere molto rapidi, ma che a Roma impiegano almeno un anno per dare qualche esito a chi li ha chiesti. ´Si può tranquillamente affermare che la giustizia del lavoro qui è vicina al collasso’, continua Russo, secondo il quale la situazione giustifica ´un’azione alla Corte di giustizia per violazione dei diritti dell’uomo in relazione alla giusta durata dei processi’. Per quanto riguarda la composizione del contenzioso, oltre il 50% è rappresentato dal lavoro nero, il 40% circa riguarda i licenziamenti e il 10% altre controversie, come le differenze di retribuzione e di mansioni, o il mancato rispetto dei contratti integrativi.

- A Milano ´700′ supersonici. Un po’ più ragionevoli, anche se comunque lunghi, i tempi del tribunale di Milano, dove le cause che arrivano in tribunale per essere giudicate nel merito sono decise in 9-12 mesi, come spiega Mauro Zanoni, coordinatore dell’ufficio vertenze della Cgil. Più veloci, però, le richieste di provvedimenti cautelari secondo l’articolo 700 cpc, che si risolvono anche nell’arco di dieci giorni. Anche in Lombardia si conferma l’escalation del lavoro nero, che rappresenta il 18% delle controversie, se si considerano quelle di riconoscimento di lavoro nero. Ma supera il 50% se si tiene anche conto delle cause per differenze retributive (28%) o per licenziamenti (36%), che comunque implicano un rapporto irregolare alla base. In aumento del 2%, inoltre, i ricorsi per ottenere il reintegro per licenziamento senza giusta causa (6%). In tutto, le vertenze nel 2001 sono state 3.600, in leggero aumento (250 in più) rispetto all’anno precedente. I settori più conflittuali sono il commercio, turismo e servizi (47% delle controversie) e quello metalmeccanico (16%), seguiti dai trasporti (9%), comunicazioni (8%) ed edilizia (7%). In Lombardia, però, pare ci siano situazioni peggiori. È il caso di Bergamo, dove la Cisl denuncia ´una giustizia al collasso’, con tempi di attesa medi di due anni e 2 mila cause pendenti davanti alla sezione lavoro. Secondo la Cisl le pratiche inevase dagli uffici giudiziari nel 2001 sono aumentate del 60% rispetto al 2000.

- In Veneto e Piemonte tribunali più veloci. A Vicenza e un po’ in tutta la regione i giudici riescono a mantenere entro i 12 mesi, e anche le direzioni provinciali del lavoro si mantengono nei 60 giorni fissati dalla legge per convocare le parti. ´La crisi economica però comincia a farsi sentire con un aumento della vertenzialità, soprattutto per i fallimenti’, spiega Vittorio Palma. Anche qui, inoltre, le cause legate al lavoro sommerso superano il 50% del totale. Per quanto riguarda Torino, i tempi massimi di una controversia sono di circa un anno, allineati con la situazione media dei tribunali del Nord. ´Anche da noi le cause per riconoscimento di lavoro nero sono la stragrande maggioranza’, spiega Michele Di Bari, ´con punte del 70% nel commercio e nei servizi’.

- A Bari tre anni per una sentenza. Bari conferma l’impressione che al Centrosud i tempi delle controversie si allunghino. La durata media dei processi che coinvolgono aziende e lavoratori, secondo i dati della camera del lavoro locale, è di tre anni. ´Il 70-75% delle cause riguarda il riconoscimento del lavoro nero e la disapplicazione delle norme di legge e di contratto’, spiega Eligio Conversano, responsabile dell’ufficio vertenze, ´ma si arriva all’80% se si considera il nero nascosto in controversie che hanno a oggetto anche rivendicazioni diverse’.


ItaliaOggi (La Legge)
Numero
270, pag. 44 del 14/11/2002

Conciliazione in stallo da Nord a Sud

La conciliazione obbligatoria non decolla. Un dato che riguarda tanto le città del Nord quanto quelle del Centrosud. La Direzione provinciale del lavoro (struttura locale del ministero del welfare guidato da Roberto Maroni, ndr) della capitale, per esempio, convoca le parti che hanno una controversia dopo un anno, anziché nei 60 giorni previsti dalla legge. Un’inefficienza che secondo la camera del lavoro di Roma fa aumentare a dismisura i tempi totali di durata di una controversia, a discapito quasi sempre del lavoratore, che nel frattempo non ha certezze sulla sua posizione giuridica e retributiva nei confronti dell’azienda. Anche a Milano, però, la Direzione provinciale del lavoro non riesce quasi mai a convocare le parti entro i 60 giorni stabiliti. Mentre a Torino, grazie all’escamotage della ´chiamata multipla’, nel senso che vengono convocate le parti di più controversie nello stesso momento, la convocazione viene fatta entro i due mesi in alcuni periodi dell’anno, altrimenti solo tra la richiesta e la convocazione passano di regola 90 giorni. Franco Russo, dell’ufficio vertenze di Roma, punta il dito sull’inefficienza delle strutture, dove le commissioni non si riuniscono, o risultano a corto di organico, e sulla mancanza di investimenti da parte del governo. Ma anche dove le direzioni sembrano funzionare, come a Bari (qui rispettano i 60 giorni per la convocazione delle parti), la percentuale di cause conciliate, rispetto a quelle che poi vanno a finire in mano agli avvocati, si aggira sul 20-25% del totale. ´Da noi le commissioni sono efficienti. I motivi per cui non si concilia’, spiega Eligio Conversano, dell’ufficio vertenze della camera del lavoro, ´sono legati al fatto che le aziende non vi hanno interesse. Vista la durata delle cause, infatti, non ritengono conveniente affrontare subito spese che, male che vada, possono rimandare per anni e anni’.