Treviso. «Un contratto per le segretarie»

28/01/2003

Treviso, martedì 28 gennaio 2003, S. Tommaso d’Aquino

TREVISO

 

«Un contratto per le segretarie»
Le richieste delle dipendenti degli studi professionali per l’integrativo

Orari pesanti, stipendi magrissimi, nessun diritto sindacale o fondo pensione integrativa.
Sono diecimila a Venezia e provincia (al 90% donne) i dipendenti di studi professionali per i quali i sindacati di categoria di Cgil-Cisl-Uil chiedono un contratto integrativo regionale.
Un contratto integrativo regionale per i dipendenti degli studi professionali veneti (circa 70 mila): è quello che si propongono di ottenere le federazioni di categoria di Cgil Cisl e Uil che si apprestano a presentare una piattaforma alle controparti organizzate in tre grandi associazioni: Confprofessionali, Confedertecnica e Cipa.
La piattaforma rivendicativa è stata presentata ieri nel corso di una conferenza stampa dai tre segretari regionali di categoria – Sergio Fraceschini (Filcams-Cgil), Riccardo Camporese (Fisascat-Cisl), Gianni Callegaro (UiltuCs) – e dalle coordinatrici Patrizia Canovaro e Roberta Lazzaro.
Si tratterebbe del primo contratto integrativo a livello regionale in Italia, per una categoria caratterizzata da tante unità produttive con pochi dipendenti ciascuna.
Oltre alle segretarie e tirocinanti dei tradizionali studi professionali (geometri, architetti, commercialisti, periti, avvocati, ecc.) figurano le dipendenti di laboratori d’analisi medica e radiografie, odontotecnici, studi di fisioterapia e perfino agenzie investigative.
«Nonostante la grande frammentazione – è stato spiegato ieri nel corso della conferenza stampa – la categoria è riuscita ad imprimere una svolta al rapporto con le controparti e ottenere un contratto nazionale. Ora siamo determinati ad arrivare ad un integrativo a livello regionale».
La piattaforma che sarà presentata alle tre associazioni datoriali – che a loro volta raccolgono una serie di sigle che raggruppano le varie categorie professionali – puntano a migliorare il trattamento economico e gli orari di lavoro, ma sopratutto a garantire diritti e relazioni sindacali anche a queste lavoratrici sprovviste delle tutele dello Statuto dei Lavoratori (articolo 18), senza nessun diritto a cassa integrazione o indennità di disoccupazione, privi delle tutele della legge sull’ambiente di lavoro e della facoltà di versare in un fondo pensionistico integrativo.
I sindacati chiedono inoltre anche l’istituzione di un ente bilaterale (sulla falsariga di quelli che già esistono nel turismo e commercio) con le controparti, rappresentativo di tutte le aree professionali.