Treviso. «Le pulizie tra scabbia e arti amputati»

04/11/2004

            giovedì 4 novembre 2004

            Pagina 18 – Cronaca 

            I sindacati denunciano minacce subìte dai lavoratori con contratto a termine, scarsa igiene e rischi di contagio in corsia. Pronto uno sciopero  
            «Le pulizie tra scabbia e arti amputati»  
            La rivolta delle cooperative in servizio negli ospedali: «Non c’è sicurezza»     Situazione allarmante ad Asolo e Pieve di Soligo
            Un po’ meglio a Treviso Domani controanalisi per il caso tubercolosi

            Letti di malati di scabbia da rifare (senza sapere della malattia del paziente), stanze radioattive da pulire, sale operatorie da cui bisogna rimuovere residui organici, arti compresi. Gli episodi, quotidiani, sono da mani nei capelli: la sicurezza per i circa 600 lavoratori, quasi tutte donne, delle cooperative che effettuano le pulizie negli ospedali trevigiani viene trascurata, calpestata, mettendo a serio repentaglio la salute delle lavoratrici e di tutti i pazienti. Ora, però, si passa al contrattacco con uno sciopero già pronto per denunciare una situazione che è diventata insostenibile.

             Dopo l’episodio accaduto la settimana scorsa a Castelfranco, quando una dipendente di una cooperativa di pulizie è risultata positiva alle analisi (tubercolosi, domani le controanalisi) a seguito di un contagio da parte di un paziente, le circa 600 dipendenti addette alle pulizie nei nosocomi della provincia dicono basta. «Non possiamo aspettare che ci scappi il morto perché tutti si rendano conto della gravità della situazione», dicono Cinzia Bonan (Fisascat Cisl) e Vigilio Biscaro (Filcams Cgil). La situazione è davvero allarmante, e gli episodi denunciati dalle lavoratrici sono molti, alcuni di estrema gravità. Sarà organizzato uno sciopero, per richiamare l’attenzione su una questione che sta degenerando. «Le lavoratrici – dicono i sindacalisti – sono costrette a lavorare nella mancanza assoluta del rispetto delle norme di sicurezza previste dalla legge 626: siamo stanchi di essere l’ultima ruota del carro, vogliamo sottoscrivere un protocollo con le Ulss e con le aziende di pulizie affinché la situazione cambi radicalmente».


             Sotto accusa, secondo le testimonianze di numerose lavoratrici, sono soprattutto le condizioni di lavoro all’interno delle Ulss 7 (Conegliano e Vittorio Veneto) e 8 (Asolo e Montebelluna). In queste due unità sanitarie, infatti, gli appalti per le pulizie sono in mano all’Ati, Associazione temporanea d’impresa Pedus Service – Coopservice. Molte le trascuratezze segnalate: mancanza di segnalazioni da parte dei capi reparto sulle malattie dei pazienti, e di conseguenza sui rischi di contagio; ritmi di lavoro troppo sostenuti, impossibili da conciliare con il rispetto delle norme di sicurezza (come l’utilizzo di guanti e mascherine in ambienti a rischio); assenza di lavanderie nelle strutture, con le addette alle pulizie costrette a portare a casa il grembiule sporco da lavare, con i rischi di contagio estesi ai familiari; situazione di controllo oppressivo da parte del personale, addirittura con pagelle stilate dalle infermiere sull’efficienza delle addette alla pulizia. Situazioni a volte di disagio, in altre di vere intimidazioni, dalle quali è impossibile divincolarsi: «Circa la metà di noi lavora con contratti a tempo determinato – dice una lavoratrice – come possiamo permetterci di lamentarci di qualcosa, con il rischio di trovarci senza lavoro nel giro di pochi giorni?». Nell’Ulss 8 sono impiegati complessivamente circa 230 lavoratori, prevalentemente donne e con contratti part-time, mentre nell’Ulss 7 sono circa 100 le addette alle pulizie.


             «La situazione all’Ulss 9 di Treviso – dicono i sindacalisti – è leggermente migliore, l’impresa Cooperativa Compa ha sottoscritto un contratto che rispetta dei paletti minimi di sicurezza. Nelle altre due realtà la situazione è invece molto grave, non è nemmeno riconosciuta la figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che dovrebbe fare da tramite fra lavoratrici e datore di lavoro per il rispetto delle norme».


          (Fabio Poloni)