Treu lancia il contratto unico. Veltroni: «Discutiamone»

19/09/2007
    mercoledì 19 settembre 2007

    Pagina 3 – Politica

    Treu lancia il contratto unico.
    Veltroni: «Discutiamone»

      La proposta: solo lavoro a tempo indeterminato, ma senza articolo 18 nei primi tre anni. Damiano contrario

        di Luigina Venturelli/ Milano

        PROPOSTA Un contratto unico per tutta la vita, che fin dall’inizio assicura ai giovani che entrano nel mondo del lavoro un impiego a tempo indeterminato, con tutele che crescono man mano col passare del tempo. Una prospettiva «molto suggestiva», l’ha definita Walter Veltroni, che presenta però un problema non da poco: per i primi tre anni d’impiego si fa carta straccia dell’articolo 18.

        È questa la proposta elaborata per il futuro Partito democratico dall’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu e dall’economista Tito Boeri: un contratto d’assunzione in tre livelli, che prevede un lungo periodo di prova, una fase d’inserimento con indennizzo economico in caso di bocciatura, ed un momento successivo in cui le tutele crescono fino a raggiungere quelle delle attuali assunzioni a tempo indeterminato.

        Presentata ieri a Milano durante il convegno «Patto tra le generazioni e lotta al precariato», l’ipotesi fa già discutere. Da un lato il candidato leader del Pd ha espresso il suo sostanziale sostegno: «Parliamone ancora, questo contratto può dare sicurezza sia ai giovani sia alle imprese, incentivandole ad investire sulla formazione professionale dei giovani».

        Dall’altro lato il ministro del Lavoro ha bocciato il documento: «Non sarò il ministro che riporta la discussione sull’articolo 18. Il protocollo sul welfare del 23 luglio apre tracce importanti contro la precarietà e il lavoro nero. Lavoriamo su quelle, consolidiamo quanto fatto finora, senza mettere troppa carne al fuoco» ha affermato Damiano, trovando conferma nello scetticismo manifestato dalle organizzazioni sindacali.

        Ecco il punto. Se la proposta Treu-Boeri si propone di «contrastare la precarietà», la mancata protezione per i primi tre anni contro il licenziamento senza giusta causa rischia di far arenare fin dagli esordi il progetto. E di dividere lo schieramento che sostiene la candidatura al Pd di Veltroni, che si è dimostrato disponibile all’ipotesi: «Discutiamone, perchè oggi esiste un problema generazionale, un ragazzo che entra nel mondo del lavoro sa bene che comincia un’esperienza lunga ed incerta».

        Il sindaco di Roma, del resto, ha ripetuto più volte nel corso della sua giornata milanese di voler dare al Pd «un forte profilo programmatico, che fornisca un’idea dell’Italia dei prossimi trent’anni».

        Il che prevede di aprire la discussione sugli interventi necessari per combattere la precarietà, ma non solo. Durante l’incontro con i giovani e i rappresentanti del comitato Veltroni, il candidato è tornato anche sulla sicurezza e sull’immigrazione (spalleggiato da Afef) e sulla necessità di un patto di genere: «Alla prima assemblea del Pd del 27 ottobre, che vorrei si tenesse qui a Milano, ci sarà una platea composta almeno per metà da donne, e sarà così anche negli organismi dirigenti».

        Dal palco della Festa dell’Unità, invece, Veltroni ha affrontato l’emergenza politica di questi giorni: «Con le adunate per mandare tutti a quel paese, si finisce per andare in tv e sui giornali, però non si fa un Paese, non lo si cambia e non lo si trasforma». Senza risparmiare una frecciata a Beppe Grillo: «Ideologizzare il rifiuto della politica, salvo poi trasformarsi nelle 24 ore successive in un partito, non significa fare il bene dell’Italia». Ma senza nascondersi le difficoltà da cui nasce la protesta: «Le nostre istituzione sono in difficoltà perché si fa fatica a decidere».

        L’apporto del nuovo soggetto politico, che in Europa dovrà essere nella «grande famiglia dei socialisti democratici», sarà in proposito decisivo: «Dopo il 14 ottobre ci sarà un governo più stabile, perché sostenuto da un partito e non più da due. Inoltre è in corso nella sinistra radicale un processo di aggregazione che vedo in modo positivo». Insomma: «Il Pd sarà il partito della speranza. Di partiti della rabbia, dell’odio ce ne sono fin troppi. Della speranza nessuno».