Treu e Sacconi: bene Pezzotta, l’antagonismo è superato

15/10/2004


            venerdì 15 ottobre 2004
            sezione: ITALIA-POLITICA – pag: 12
            Treu e Sacconi: bene Pezzotta l’antagonismo è superato
            LINA PALMERINI
            ROMA • Il declino, tema caro alla Cgil, rischia di contaminare anche il sindacato se non sceglie la strada del riformismo. La discussione, lanciata dal leader della Cisl Pezzotta (vedi Sole-24 Ore di ieri), offre spunti per un dibattito su vari fronti: la fine della lotta di classe e del capitalismo tradizionale, il bipolarismo che pone il problema del rapporto tra politica e sindacato in termini più netti che in passato. «Ha ragione Pezzotta», dice Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro della Margherita, «il rischio di declino c’è se non arrivano risposte nuove». E una classe dirigente nuova? «Il punto non sono le persone ma le risposte nuove che si deve essere in grado di elaborare. Se non ci sono, il ricambio diventa necessario». Ma il declino è davvero dietro l’angolo? «È vicino. La soluzione che suggerisce Pezzotta è quella di un riformismo partecipativo: una strada giusta perché è l’unica che ha funzionato: basta guardare l’esperienza dell’Olanda. Altrove, in Europa, il sindacato è drammaticamente marginale».

            Il modello partecipativo, cioè la condivisione di obiettivi e di strategie, nasce dalla fine delle ideologie classiste e della lotta di classe. «Non ha più senso l’approccio della Cgil, ancora antagonista e rivendicativo. Questo — osserva Treu — è un tema che il sindacato di Epifani si deve porre, mettendo in discussione una tradizione che non ha più aderenza con la realtà di oggi, economica ma anche politica». È la politica l’altro interrogativo del sindacato: che relazioni stabilire con il bipolarismo? Ma anche con un modo di governare che, ultimamente, ha messo in discussione il ruolo della concertazione e delle parti sociali. «Quello — replica Luca Volontè, capogruppo alla Camera dell’Udc — era un modo di intendere la politica che apparteneva all’ex ministro Tremonti. L’impostazione era quella di arrivare direttamente a parlare e incidere sui bisogni e sensibilità dei singoli cittadini, screditando o bypassando la rappresentanza sociale. Credo che ora, con il neo-ministro dell’Economia Siniscalco, si sia affermato un nuovo modo di fare le scelte valorizzando il metodo del confronto». Un metodo nuovo di cui non si accorgerà la Cgil, dice con sicurezza Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare: «L’anomalia è stata quella di avere, durante questi mesi di Governo, un sindacato che si è assunto il ruolo di partito di opposizione. La Cgil è pregiudizialmente indisponibile a fare accordi». E questo, sottolinea Volontè, «si traduce in un danno per i lavoratori e per gli iscritti che prima o poi presenteranno il conto».

            Insomma, avere Governi "nemici" non può voler dire spegnere i motori e parcheggiare. È anzi, così, che si autodetermina la marginalizzazione del sindacalismo confederale. «Voglio ricordare che in Spagna il sindacato ha fatto accordi anche con l’ex premier Aznar. È vero che l’adattamento, qui, è difficile perché si è passati da una fase in cui la politica ha delegato al sindacato le decisioni sui temi sociali, a una fase — quella bipolare — in cui la politica si è ripresa la responsabilità di dare risposte sociali», conclude Treu. La sfida del sindacato, dunque, è su questo terreno: offrire buone soluzioni facendo accordi solo con chi le recepisce.