Treu: «Così i risparmi sono a rischio»

02/07/2007
    lunedì 2 luglio 2007

    Pagina 10 – Primo piano

    Colloquio

    Treu va giù duro
    «Così i risparmi sono a rischio»

      Riformisti all’attacco
      “Attenti, con i bonus
      non si va lontano”

        ROMA
        Secondo me ha ragione Padoa-Schioppa: l’effetto degli incentivi è molto, molto aleatorio»: dice Tiziano Treu (Margherita), oggi presidente della commissione Lavoro del Senato, che da ministro del Lavoro nel governo Dini curò la riforma pensionistica del 1995. Come altri riformisti del governo, Treu è inquieto per le soluzioni che si profilano in materia di pensioni di anzianità. Negli ultimi giorni, sono stati in molti ad alzare la voce, da Walter Veltroni a Massimo D’Alema, prima ancora Lamberto Dini ed Emma Bonino. Ma il compromesso che si profila sembra piuttosto distante dalle loro posizioni: tutto affidato a un meccanismo di incentivi oltre i 58 anni di età.

        «La strada degli incentivi è stata percorsa – spiega Treu – anche dal governo di centro-destra nella legge Maroni. Con il bonus Maroni chi è rimasto a lavorare ha ricevuto, versato in busta paga, l’intero ammontare dei contributi: ma ha funzionato molto poco». L’Inps, per la precisione, ipotizza di non averci guadagnato niente: il risparmio teorico sulle pensioni pagate è stato in totale di 4,5 miliardi di euro, ma calcolando che oltre metà delle persone che lo hanno scelto sarebbe rimasta a lavorare in ogni caso, il risparmio effettivo è del tutto annullato dai 2,5 miliardi di minori contributi incassati.

        «Il bonus Maroni era poco vantaggioso per i redditi bassi – dice ancora Treu – e può darsi che incentivi calibrati in modo differente abbiano una attrattiva maggiore. Ma di base resta il fatto che si tratta di meccanismi aleatori. Solo nell’ipotesi che lo accettassero tutti si avrebbero risparmi consistenti e di fatto avremmo alzato in forma volontaria il gradino dell’età per la pensione di anzianità, seppur con un costo negli anni successivi perché le pensioni versate sarebbero più alte». Una delle ipotesi è che per ogni anno di permanenza al lavoro l’incremento delle pensione sia del 3% anziché del normale 2%.

        Più efficace sarebbe forse una combinazione di incentivi e disincentivi, nello spirito della legge Dini, in modo da orientare le scelte volontarie dei lavoratori verso un’età media di pensione più alta dell’attuale. Ma contro i disincentivi il no dei sindacati è stato nettissimo. Così, si rischia di spendere grandi somme per cedere alle richieste di un modesto numero di lavoratori, visto che lo «scalone» della legge Maroni colpisce 129.000 persone, di cui 43.000 sono lavoratori autonomi, quindi in sostanza estranei alla questione. «Io sono d’accordo con Massimo D’Alema – conclude il senatore Treu – che abolire lo scalone non sia una priorità Qualcuno dice che lo scalone “è socialmente insostenibile”? Direi piuttosto che è socialmente insostenibile spendere tutti quei soldi per mandare la gente in pensione prima dei 60 anni. Si farebbe molto meglio a darli, che so, agli anziani non autosufficienti, che ne hanno davvero bisogno».