Treu a lezione da Blair per conciliare diritti e più mobilità sociale

20/06/2002

20 giugno 2002


LA RICETTA INGLESE

Treu a lezione da Blair per conciliare diritti e più mobilità sociale

L’ex ministro è l’unico italiano invitato dal pensatoio del premier britannico

      ROMA – L’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu è tornato da Berlino dove nei giorni scorsi si è tenuto un incontro di riformisti europei sui temi del rilancio dei servizi pubblici, da quelli per l’impiego alle prestazioni sanitarie. A organizzare il «caminetto» è stato ancora una volta «Policy network», il think tank di Tony Blair e Peter Mandelson. Oltre a Treu per l’Italia e a un nutrito gruppo di Tony boys ha partecipato all’incontro una delegazione di ministri e collaboratori del governo Schroeder, l’olandese Kees Boef, lo spagnolo Antonio Estella e il francese Giles Savary. A fare la parte del leone nel dibattito sono state le ricette dei laburisti inglesi, l’esperienza del workfare in primis. Se la Thatcher aveva «brutalizzato» la società e azzerato qualsiasi tipo di mobilità sociale, con il sistema di tutele attive lanciato da Blair è stato possibile prosciugare quella che i guru del «Policy network» chiamano «la pozza della disoccupazione di lunga durata». Per avere un termine di paragone Londra spende per gli ammortizzatori sociali il 2% del Pil contro lo 0,6% italiano. «Ma la cosa più importante – sottolinea Treu – è che il sistema adottato riesce a incentivare la ricerca di nuovo lavoro grazie al fatto che è strettamente collegato alla formazione. Ovviamente chi sbaglia paga ed esiste una rete capillare di controlli per evitare derive assistenzialistiche». Il sistema inglese sussidia anche i working poors , lavoratori con salari troppo bassi e le figure atipiche, ma anche in questo caso gli aiuti sono collegati a meccanismi incentivanti.
      In questo modo, sostiene Treu, si crea un circolo virtuoso tra spesa dello Stato, formazione e mobilità sociale. Quel circuito che il thatcherismo aveva ignorato e che, invece, costituisce la ragione sociale del riformismo europeo. «Anche perché il
      workfare di Blair è strettamente unito a un forte investimento sull’educazione e alla lotta contro il degrado delle periferie. Se i riformisti non fanno queste azioni si crea un cocktail perverso tra degrado urbano, servizi pubblici scadenti e flessibilità selvaggia, un cocktail che ha portato in diversi Paesi d’Europa consistenti strati popolari a votare a destra». Qualcosa del genere può succedere anche in Italia? «Sì – sostiene Treu – perché le reti, famiglia in testa, che avevano tradizionalmente attutito questi fenomeni non ce la fanno più».
      Dal «caminetto» berlinese può venire ai riformisti italiani un incoraggiamento a lavorare con maggiore decisione sulla modernizzazione del sistema di tutele. Non è un caso che Treu stia lavorando con l’economista Paolo Onofri per definire una proposta di riforma degli ammortizzatori sociali che dovrebbe riguardare una platea di 1,5 milioni di lavoratori a tempo determinato e di un milione circa di co.co.co., collaboratori coordinati e continuativi. Spesa prevista a regime (tre anni): circa 4,5 miliardi di euro.
Dario Di Vico


Economia