Trento. Sindacati contro ogni apertura festiva

22/09/2004


            mercoledì 22 settembre 2004

            Trento (pag.25)
            Chiesto l´avvio di un confronto negoziale con le parti sociali. «Fermiamo il liberismo»
            «Pensiamo ai lavoratori»
            Sindacati contro ogni apertura festiva

            Anche i sindacati contestano l´apertura domenicale dei negozi. La Fisascat-Cisl in un documento chiede la chiusura generalizzata dei negozi al sabato pomeriggio e alla domenica. La Cisl si schiera anche contro le aperture festive e chiede l´abolizione di ogni tipo di deroga oltre alla chiusura generalizzata dei negozi in tutto il Trentino nei pomeriggi della vigilia di Natale e dell´ultimo giorno dell´anno.
            Anche la Filcams Cgil e Uiltucs Uil con una nota prendono le distanze dal lavoro domenicale. «Ribadiamo la nostra contrarietà al lavoro domenicale fuori da specifici accordi sindacali», affermano. «Non di «servizio» si dovrebbe parlare, ma piuttosto di aumento dei fatturati o più semplicemente della ricerca del massimo profitto, senza tenere in considerazione le esigenze di chi lavora. Appare quindi strana e imprudente l´affermazione secondo cui serve un incontro con il vescovo, dove si dimentica che i soggetti destinatari del lavoro domenicale sono i lavoratori ed i loro rappresentanti. Noi riteniamo che il problema del lavoro domenicale e delle scelte per lo sviluppo del commercio devono ricercarsi non nella pur necessaria «comprensione della pastorale o del vescovo», ma nella contrattazione fra le parti sociali e con un diverso ruolo della Provincia con l´obiettivo di affrontare tale tematiche fuori dalla logica di pura anarchia come è quella fondata sulle deroghe». «Un compito difficile, ma non impossibile – continuano la Cgil e la Uil -, a condizione che il ragionamento esca dallo scontro ideologico per affrontare il problema nella sua complessità, a partire dalla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici del settore. Per questo troviamo stonate e fuori luogo le affermazioni lette sulla stampa locale volte a criticare la pastorale: lasciano trasparire quel filone di pensiero, derivante dal «berlusconismo», che in nome della mercato pretende di cancellare regole e soggettività. È la logica dei condoni e del premio al più furbo e al più forte. I piccoli che non reggono la concorrenza possono anche chiudere. L´importante è il trionfo di quel liberismo che tutto travolge (valori, tradizioni e culture) e tutto mercifica sull´altare di una illusione temporanea ed effimera. Per affrontare queste tematiche non servono sparate o inviti al vescovo, ma l´avvio di un confronto negoziale con le parti sociali che sappia affrontare a 360 gradi (dalla formazione alla promozione ecc.) le tematiche del commercio, operando sull´intera filiera produttiva, in modo da evitare una rincorsa sfrenata all´allungamento dei tempi di apertura del negozio (che spesso coincide con l´allungamento dell´orario di chi dentro ci lavora). Infine preme ricordare che il sistema del commercio al dettaglio non è esente dalle conseguenze che l´attuale fase di declino industriale, di crisi generale e di permanente inosservanza delle regole sta determinando sulla dinamica dei prezzi e sulle potenzialità di spesa dei cittadini. Sono la continua spremitura ad opera delle tariffe, i mancati rinnovi dei contratti e la perdita del potere di acquisto delle retribuzioni ad incidere negativamente sulle vendite. E´ illusorio pensare di recuperare queste perdite con l´aumento delle aperture domenicali, quando ai lavoratori non viene nemmeno dato il salario che spetta loro con il rinnovo dei contratti.