Trento. Si fa sempre più duro lo scontro tra sindacati

16/06/2004


16 giugno 2004 – Economia (pag.29)

      TRENTO – Si fa sempre più duro lo scontro tra sindacati

      TRENTO – Si fa sempre più duro lo scontro tra sindacati e Confcommercio per il rinnovo del contratto nazionale del commercio, scaduto da ormai diciotto mesi. Dopo l´assemblea unitaria della scorsa settimana a Bolzano, Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito ieri le proprie posizioni in una conferenza stampa presso la sede della Cisl di Trento. Tra i temi caldi, l´applicazione della «legge Biagi», la politica dei salari e le nuove norme su part-time e apprendistato.
      «Ciò che più ci preoccupa – ha affermato Giovanni Agostini della Cisl – è la volontà di Confcommercio, in accordo con Confesercenti e Federazione delle cooperative, di eliminare la contrattazione nazionale sul lavoro, che rappresenta la sola garanzia per i lavoratori. Gli attacchi continui su part-time e flessibilità oraria e l´ostinazione nel voler applicare al settore del commercio le norme previste dalla legge 30 dimostrano una strategia tesa a individualizzare il rapporto di lavoro, in modo da mettere il lavoratore alla mercé dell´azienda».
      Fortemente critico verso la posizione assunta da Confcommercio anche Ezio Casagrande (Cgil), che definisce «offensiva per la dignità dei lavoratori» l´offerta datoriale di un aumento di 100 euro per quattro anni, a fronte di una richiesta sindacale di 107 euro per il biennio. «Un´offerta del genere – ha detto il segretario Filcams Cgil – equivale a chiederci di fare la carità. La verità è che ormai tutto si riduce a rapporti di forza, ricatti e scambi inaccettabili, sotto la facciata di un ritorno alla concertazione che si traduce in una passiva accettazione delle esigenze dei padroni. «Una jungla senza regole» è l´espressione usata da Gianni Tomasi (Uil) per definire ciò che si profila all´orizzonte nel commercio. Due, in particolare, le emergenze sul tappeto: la questione del salario e il tentativo di rendere ancora più incerto un comparto già penalizzato da una forte flessibilità. «Per quanto riguarda il salario – ha precisato Tomasi – la situazione si fa sempre più drammatica. Con una retribuzione non particolarmente favorevole, e da 18 mesi senza contratto, questi lavoratori rischiano di vedere ulteriormente ridotto il loro già esiguo potere d´acquisto, e di arrivare alla soglia di povertà». Quanto alle richieste di Confcommercio su part-time e modifica degli orari, secondo Tomasi «introdurre norme in senso unilaterale significa uccidere queste lavoratrici». In questo scenario, lo sciopero generale del settore, cooperative comprese, proclamato per sabato (anticipato a venerdì nelle imprese che lavorano su 5 giorni), e la contemporanea manifestazione di Roma assumono un significato particolare, anche perché è la prima volta che il settore del commercio scende in piazza in modo così compatto. «Un chiaro segnale – conclude Tomasi – che siamo arrivati al limite, costringendo 200 lavoratori e lavoratrici di Trento e Bolzano a sobbarcarsi lo sforzo di un´intera giornata in pullman per rispondere a questo mancato rispetto delle regole».


      Al.Ge.