TRENTO, RISTO3. IL GIUDICE ANNULLA IL LICENZIAMENTO, DIPENDENTE REINTEGRATA

10/08/2012

10 agosto 2012

Trento, Risto3. Il giudice annulla il licenziamento, dipendente reintegrata

La società cooperativa Risto3 di Trento, la più grande cooperativa della ristorazione della Provincia di Trento con circa 1000 dipendenti, è stata condannata dal giudice del lavoro al reintegro di una dipendente, per licenziamento illegittimo, e al risarcimento del danno quantificato nella mancata retribuzione dal giorno del licenziamento. La dipendente, patrocinata dalla Filcams Cgil del Trentino e dall’avvocato Stefano Giampietro, ha quindi visto riconosciuta la bontà del ricorso contro il licenziamento definitivo intimato dalla coop nel novembre 2011.
La vicenda prende le mosse nel novembre 2010 quando la lavoratrice, impiegata con mansione di barista presso il ristorante Giulia, chiedeva tramite il sindacato che le fosse garantito un supporto nelle ore di punta come stabilito da un medico e in conseguenza della certificazione di una invalidità al 50%. In virtù delle difficoltà organizzative della coop nel garantire questo supporto, Risto3 propose alla signora il trasferimento presso il bar degli uffici della Provincia al Centro Europa. La lavoratrice accettò l’incarico con riserva e dal 1° marzo 2011 iniziò a prestare servizio presso il Centro Europa.
Come accertato dal giudice Flaim, nel concordare il trasferimento, Risto3 omise di informare la dipendente sia del fatto che il bar del Centro Europa non era di proprietà della società, ma gestito in appalto, sia del fatto che lo stesso appalto scadeva ufficialmente il 28 febbraio 2011 ed era quindi gestito in regime di proroga fino a nuova gara. Per il giudice, Risto3 ha violato il dovere di correttezza e buona fede nei confronti della dipendente sottoponendola al rischio – poi effettivamente concretizzatosi – di poter essere licenziata per giustificato motivo oggettivo, nel momento in cui l’appalto non fosse stato rinnovato. Proprio quello che accadde nel luglio del 2011 quando Matta fu licenziata una priva volta, licenziamento poi rinnovato nel novembre 2011.

Secondo il giudice quindi l’azienda non ha rispettato gli obblighi di correttezza e buona fede e dovrà pagare le retribuzioni dal licenziamento del novembre 2011