Trento. Personale caro in hotel? Falsità

19/07/2004


Lunedi 19 Luglio 2004

Turismo
Personale caro in hotel? Falsità
I sindacati: 1.100 euro lordi e c´è chi lavora 7 giorni su 7

Agostini (Cisl): «Gli ispettori facciano più controlli per punire quelli che sfruttano»

Di NICOLA MARCHESONI


VALSUGANA – Tariffe alberghiere alte anche, o soprattutto, per colpa dell´eccessivo costo della mano d´opera?
Le organizzazioni sindacali rispediscono sdegnate al mittente quest´accusa. Negli ultimi giorni alcuni imprenditori turistici della Valsugana hanno evidenziato come in Italia, rispetto ad altre nazioni, vedi la Spagna, l´incidenza di un lavoratore sul bilancio delle rispettive attività sia troppo pesante.

«È incredibile sentire determinate cose. Chi lavora in un albergo guadagna in media sui 1100 euro lordi, ossia circa 800 euro netti. Uno stipendio basso, se si pensa che spesso chi fa la stagione si sobbarca, senza vederseli retribuiti, un numero esagerato di straordinari», sbotta Gianni Pozzi, funzionario della Filcams – Cgil.

La sua presa di posizione è forte: «La situazione che troviamo nel turismo è grave. C´è, in abbondante quantità, chi si approfitta di gente facilmente ricattabile, ad esempio studenti ed extracomunitari, la quale pur di guadagnare qualche euro si abbassa a fare di tutto. Anche a lavorare sette giorni su sette, senza nessun riposo. Una vergogna». E chiude: «Venendo da fuori, io sono lombardo, si ritiene che il Trentino sia un´isola felice. Non è così. Questa è un´immagine, purtroppo, vecchia».

Duro è Giovanni Agostini della Fisascat – Cisl di Trento. «Ogni anno è sempre la solita storia. Gli imprenditori tirano fuori il ritornello dell´eccessivo costo della mano d´opera. Una falsità. Da noi il personale impiegato in questo settore prende quanto prevede il contratto nazionale. Non un euro in più. Per comprendere dove siamo arrivati basta vedere quanta vertenzialità c´è in tale campo».

Agostini annuncia azioni: «Torneremo in pista per far rispettare i diritti di questi lavoratori. La mia è una promessa». Auspica che i controlli degli ispettori del lavoro siano più intensi e severi di quelli, a suo giudizio un pò soft, attuali : «Dobbiamo punire quegli imprenditori, la maggioranza, che sfruttano la gente. In Trentino, va detto, a scanso di equivoci, ci sono pure professionisti seri. Verso di loro portiamo il massimo rispetto».
Affonda poi il colpo: «Grazie ad un accordo tra l´Unione del commercio e una scuola professionale rumena parecchie strutture trentine avranno per 3 mesi parte del personale proveniente da quella nazione. Da quanto ne sappiamo i ragazzi dell´Est Europa che aderiscono al progetto, un centinaio circa, verranno pagati un mese e basta. Un bel risparmio per gli albergatori».

Le parole di Paolo Paganini, funzionario della Uil, non si discostano troppo da quelle pronunciate da Agostini e Pozzi. «Vi siete mai chiesti perchè tanti allievi delle nostre scuole alberghiere quando concludono i corsi preferiscono andare in altre regioni a cercare un´occupazione? E perchè quasi più nessuno italiano desidera operare nel settore turistico? Per diversi motivi, uno è proprio il trattamento economico ricevuto e il non rispetto dei propri diritti», esordisce. Presenta un dato che fa riflettere: «Sapete quanto deve lavorare uno stagionale per andare in pensione? Fino ai 100 anni. Vi sembra normale? A me no».

Tira un lungo sospiro di disappunto: «Lancio un paradosso. Chi va nel porfido sa che la sua enorme fatica verrà compensata bene. Nel turismo invece si sgobba 7 giorni su 7 con orari indefinibili per uno stipendio per nulla invitante». Invita il personale turistico a rivolgersi con maggior fiducia agli ispettori del lavoro o ai sindacati: «Sarebbe un errore continuare a subire in silenzio. Noi saremo siamo qui per aiutare chi ha bisogno. Fra qualche settimana chiederemo un incontro con la giunta provinciale e vedremo di affrontare la delicata questione». La partita è delicata e promette sviluppi a breve scadenza.