Trento. Per le badanti ora arriva il «job sharing»

15/02/2007
    giovedì 15 febbraio 2007

      Pagina 24 – Cronaca

        La Spada (Cinformi): «Abbiamo chiesto al governo di togliere queste lavoratrici dalle quote previste per gli immigrati»

          Per le badanti ora arriva il «job sharing»

            Tante le novità del prossimo contratto: in Trentino sono 3.000

              Per la Filcams Cgil si poteva fare di più per quanto riguarda la tutela della maternità

              TRENTO. Si calcola che in Trentino ci siano 3.000 badanti straniere in regola. In tutta Italia la cifra arriva a quasi 620 mila ma i numeri aumentano se si tiene conto delle irregolari, cioè di quelle che non hanno un contratto e, magari, neppure il permesso di soggiorno. Con l’1 marzo entrerà in vigore il nuovo contratto nazionale per i lavoratori domestici sottoscritto dai sindacati e dalle associazioni dei datori di lavoro e che, per la prima volta, comprende anche la tutela lavorativa delle badanti, cioè delle assistenti familiari. Un contratto che arriva dopo due anni di trattative.

                A seconda delle mansioni che vengono svolte, i lavoratori domestici sono inquadrati in uno degli 8 livelli previsti dal nuovo contratto ai quali corrispondono diverse retribuzioni. La “scala” parte dai collaboratori alle prime armi e arriva a chi, dopo un’adeguata formazione professionale, assiste persone non autosufficienti. Per tutti il rinnovo prevede un aumento in busta paga di 170 euro all’anno, la metà a marzo e l’altra a gennaio del 2008. Secondo le tabelle dei minimi retributivi previsti dal contratto nazionale del 2005, le collaboratrici familiari (badanti) che assistono malati e anziani, vivono con loro e hanno seguito un percorso formativo, partono da 1050 euro mensili più 150 euro di indennità contro i 777,26 del contratto del 2001. Chi invece non ha alle spalle un’adeguata formazione parte da 850 euro. «Quello delle badanti – afferma Pier Luigi La Spada, coordinatore del Cinformi (il Centro informativo per l’immigrazione della Provincia) – è un lavoro con un alto tourn over perché è caratterizzato da parecchio stress e impegno. A causa di questo forte ricambio molte famiglie si trovano, magari dall’oggi al domani, a dover cercare sul mercato un’altra badante. E può capitare che si ricorra al mercato nero. Per far fronte alla situazione abbiamo chiesto qualche settimana fa al sottosegretario De Luca, nel corso della sua visita a Trento, che nella prossima legge sull’immigrazione le badanti non rientrino nelle quote previste per gli extracomunitari. In questo modo ci potrà essere una maggiore disponibilità di collaboratrici domestiche sul mercato».

                Tra le novità del nuovo contratto nazionale, l’introduzione del job sharing, il lavoro ripartito, previsto dalla riforma Biagi. In pratica, ad assistere una persona anziana o ad occuparsi dei bambini potranno esserci anche due persone, non una sola. «In questo caso – dice Ramona Campari della segreteria nazionale della Filcams-Cgil – si è pensato alle esigenze delle lavoratrici che arrivano dall’est che, spesso, non hanno un progetto migratorio a lungo termine e vengono in Italia con un permesso di soggiorno turistico, lavorano tre mesi e ritornano a casa. Si poteva fare di più per la tutela della maternità – commenta la sindacalista – dato che la legge tutela le lavoratrici domestiche solo fino al terzo mese dopo il parto. Dopo devono tornare a lavorare pena il licenziamento per giusta causa. Le altre lavoratrici, invece, hanno garanzie fino al primo anno dei figli». Per l’Istituto di ricerche sociali di Milano «il mercato del lavoro delle badanti è un fenomeno perlopiù invisibile che conviene a tutti, alle famiglie, allo Stato e alle stesse assistenti familiari». (pa.pi.)