Trento. Pedus: «Condizioni offensive da fame»

14/05/2004

    Trento – 14 maggio 2004

    Ieri una giornata di sciopero a Trento, domani a Rovereto: «Deve intervenire l´assessore»
    Pedus, lavoratrici a 5 euro l´ora
    Casagranda (Filcams): «Condizioni offensive da fame»

    Di ALBERTO BASSETTI
    Una firma per un servizio di qualità e per la dignità di chi lavora. Ecco cosa chiedono lavoratrici e lavoratori della bergamasca Pedus, azienda privata specializzata nella sanificazione e pulizia ospedaliera, con l´astensione dal servizio nelle giornate di ieri a Trento e domani a Rovereto.
    Sono 434 per l´esattezza gli operatori gravitanti negli ospedali dell´Azienda sanitaria provinciale che lavorano per uno stipendio mensile al pieno delle ore (40 settimanali, 172 mensili) di circa 700 euro. 5,86 euro lordi all´ora, comprensivi di scatti di anzianità, contratti a tempo parziale con orari estremamente flessibili (una prima ora al mattino, poi uno stacco anche lungo, infine un´altra ora) e nessun riconoscimento integrativo per il turno domenicale (richiesta una maggiorazione del 30%).
    «Condizioni offensive, da fame», dice Ezio Casagranda della Filcams Cgil che lancia un j´accuse chiaro e circostanziato. La protesta è legata alla vertenza per la conquista del primo contratto integrativo aziendale. Dopo l´approvazione della piattaforma sindacale da parte delle lavoratrici nell´ottobre scorso, cinque incontri tra le parti non hanno aggirato lo scoglio dell´adeguamento salariale (50 euro mensili).
    Un primo sciopero in aprile aveva portato ad un incontro con l´assessore alla salute Remo Andreolli che, con questa seconda giornata di astensione dal lavoro, viene ora invitato a rispettare gli impegni assunti e a creare le condizioni per una nuova convocazione delle parti. «Azienda sanitaria ed assessorato hanno appaltato il servizio, ma non le loro responsabilità nei confronti dei lavoratori»,
    Casagranda non usa mezzi termini: «Gli appalti al ribasso si ripercuotono sulla qualità del servizio e sulla condizione delle dipendenti, tale logica va rivista. La Pedus, azienda forte a livello nazionale di 1500 dipendenti, dice di non aver ulteriori margini economici, però propone contratti per lo più part-time (solo il 10% delle lavoratrici è al massimo delle ore) e di logica fordiana, spezzettando non la prestazione (come avviene con le catene di montaggio), ma l´orario di lavoro». Una grande precarietà che tradotta in tempo significa dare la disponibilità di un´intera giornata per poche ore lavorative.
    Cosa chiedere allora ad assessorato e Azienda sanitaria? «Che creino le condizioni per la firma, verificando i margini della Pedus ed intervenendo se necessario in prima persona».