Trento. Orvea «antisindacale», multe cancellate

18/07/2005

    Trento

      sabato 16 luglio 2005

      Pagina 25

      LAVORO
      IL CONTENZIOSO
      L’azienda
      aveva chiesto
      di dimostrare
      la partecipazione
      ad incontri
      sindacali

        Orvea «antisindacale»,
        multe cancellate

        Il giudice dà ragione alla Cgil. Il sindacato: presi di mira i nostri delegati

          di MATTIA ECCHELI

          La Filcams Cgil incassa una “vittoria” significativa nella vertenza aperta negli scorsi mesi con Orvea, accusata di comportamento antisindacale. Il giudice Michele Benini ha accolto le tesi esposte dal sindacato e sostenute dall’avvocato Agostino Catalano e dalla legale Sonia Guglielminetti.

          Con parole inequivocabili, la sentenza dichiara “l’antisindacalidità della condotta dell’Orva spa” ed ordina l’annullamento dei provvedimenti disciplinari adottati a carico dei delegati sindacali Dino D’Onofrio,
          Svetlana Tenuta, Marco Cappelletti, Fabrizio Bernardi e Andrea Mazzoleni, tutti della Filcams Cgil. Dispone anche “di non dar seguito alla trattenuta sulla retribuzione” (scattata con la multa di 4 ore per la presunta assenza ingiustificata) e la rifusione delle spese al sindacato (complessivamente
          circa 3mila euro).

          “L’azienda – accusa Ezio Casagrande, segretario della Filcams Cgil – voleva vendicarsi con il nostro sindacato che, in sede di rinnovo del contratto, aveva ottenuto accordi che non voleva”. Casagrande denuncia come Orvea abbia preso di mira solo i delegati Cgil. “Noi – insiste il segretario – avevamo anche cercato una mediazione, proponendo all’azienda di azzerare le sanzioni e di stabilire nuove prassi per i permessi sindacali. Ma anche di fronte al giudice, questa offerta è stata respinta”. “È un comportamento – affonda Casagrande – dettato dall’arroganza e dalla presunzione di chi vuole avere ragione a prescindere”.

          Orvea aveva richiesto ai delegati Cgil (e solo a loro) la documentazione
          che attestava la loro partecipazioni e incontri sindacali: “Il sindacato – contesta Agostino Catalano – nulla ha da eccepire alla legittimità
          dell’azienda di verificare i permessi, solo che ha violato, come ha confermato anche il giudice, una prassi aziendale senza che fossero intercorse novità legislative o altri accordi”.

          Casagrande parla apertamente di manovre “vessatorie” per mettere in difficoltà l’operatività della Cgil (che nel frattempo aveva raccolto diverse adesioni: poco meno di una sessantina su un totale di circa 430 addetti) e ad ostacolare e “umiliare l’attività sindacale”. “Orvea – insiste il segretario – ha tenuto una condotta oltranzista”. “Ma quando la si sceglie – osserva sarcastico Catalano – bisogna anche saperla sostenere, mentre in questo caso sono stati commessi errori tecnici”.

          Lo stesso Benini parla di “richiesta di una ‘certificata’ attestazione di dubbia legittimità e di oscuro significato” e della violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori. “Quando si richiama questo articolo – conclude Catalano – la condanna non ha solo valore giuridico, ma anche politico”.

          Era da almeno 5 anni che la Cgil non si vedeva riconoscere da una sentenza un comportamento antisindacale: “Ed in appena 26 anni – ironizza Casagrande – mai avevo visto qualcuno chiedere giustificazioni per i permessi sindacali…”.