Trento. No dei sindacati alla riforma del commercio

25/01/2006

    martedì 24 gennaio 2006

    Pagina 21 – Trento

      «Diniego assoluto all’apertura domenicale dei negozi»

        No dei sindacati confederali alla riforma del commercio

          Il disegno di legge sull’attività commerciale preparato dall’assessore Mellarini sbatte contro la totale e definitiva contrarietà dei sindacati confederali: una riforma – dicono – che non aiuterebbe le aziende, che penalizzerebbe gravemente i lavoratori e, al massimo, farebbe il gioco di pochissime imprese nazionali e multinazionali. Cgil-Filcams, Cisl-Fisascat e Uil-Uiltucs attaccano compattamente il progetto di riforma: «Esprimiamo il più completo dissenso, in particolare per quanto concerne gli orari di apertura dei negozi. Riteniamo che un possibile aumento indiscriminato delle aperture domenicali sull’intero territorio provinciale, oltre a determinare un gravissimo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti, non abbia alcuna giustificazione economica e sociale».

          A detta dei sindacati la cittadinanza è già ampiamente servita dalle aziende di commercio, viste soprattutto «le ampie e flessibili possibilità di apertura durante la settimana». Comunque, secondo Cgil, Cisl e Uil l’apertura domenicale non determina certo delle variazioni della capacità di spesa della clientela e quindi, nemmeno un incremento complessivo dei fatturati. Le aperture festive, quindi, determinerebbero solo un aumento dei costi organizzativi ed economici.

          « A trarre vantaggio da questa normativa potrebbe essere solo qualche impresa nazionale o multinazionale di grandi dimensioni, ma a scapito della rete distributiva locale». Nemmeno la delega ai Comuni, sulla decisione dell’apertura festiva dei negozi è vista con favore: «Potrebbe comportare conflitti tra territori e comportamenti emulativi da parte di amministrazioni comunali». Una pietra tombale sul disegno di riforma: «Chiediamo di abbandonare totalmente l’impostazione contenuta nella proposta dell’assessorato, che troverà la nostra più ferma opposizione in tutte le sedi». I sindacalisti peraltro chiedono la ridefinizione delle aree turistiche, «sia in termini di durata che di estensione territoriale, eliminando le storture sul tipo dell’Alta Valsugana».