Trento. Il commercio incrocia le braccia

15/11/2007
    giovedì 15 novembre 2007

      Pagine Economia

      Il commercio incrocia le braccia

        Forse non ci sarà la temuta serrata dei negozi ma sicuramente bisognerà mettere in conto qualche disagio venerdì prossimo, se si vorrà fare la spesa. Lo sciopero nazionale proclamato da Cgil Filcams, Cisl Fisascat e Uil Uiltucs per il mancato rinnovo del contratto nazionale del terziario, che interessa oltre al commercio anche le aziende di distribuzione e servizio (come Trentino spa, Interbrennero, Unifarm), in Trentino potrebbe interessare quasi 30 mila lavoratori del settore, 17 mila dei quali impiegati nei piccoli e grandi esercizi commerciali, dai panelatte ai superstore.

        La rottura delle trattative in corso da parte della Confcommercio, che con una lettera il 25 settembre scorso si defilò dall’incontro previsto con le parti sociali, rifiutando le richieste presentate in piattaforma (aumento salariale di 78 euro mensili per 14 mensilità nel biennio 2007-2008, riduzione della precarietà, miglioramento delle condizioni di lavoro) ha fatto perdere la pazienza ai sindacati, che hanno proclamato due giornate di sciopero nazionale, venerdì 16 e sabato 17 novembre, mentre in Trentino lo sciopero è stato concentrato nella sola giornata di venerdì 16, irrobustito da un presidio davanti alla sede dell’Unione Commercio in via Solteri 78, a partire dalle 9.30 del mattino.

        «La Confcommercio vuole cancellare il diritto alla contrattazione», ha tuonato Ezio Casagrande della Cgil Filcams, riunito ieri con Gianni Tomasi della Uil Uiltucs e Giovanni Agostini della Cisl Fisascat in assemblea in via Muredei. Il contratto "del commercio", in realtà terziario, servizi e distribuzione, è scaduto il 31 dicembre 2006. Gianni Bort, presidente dell’Unione e amministratore nazionale della Confcommercio, secondo i sindacalisti venerdì sarà a Trento in sede: «Andremo a chiedergli un incontro per farci spiegare perché si rifiuta di rinnovare il contratto ai lavoratori», annunciano Casagrande, Tomasi e Agostini. Dopo mesi di trattative lo spiraglio che si era aperto a settembre è stato chiuso in maniera brusca dalla Confcommercio: «Non si sono nemmeno degnati di venire di persona. Hanno mandato un pugno di funzionari con una lettera a dire che le nostre richieste, peraltro ridotte, erano troppo onerose per le imprese».

        I problemi non sono pochi: alto ricorso al precariato, lunghi turni di lavoro, straordinari e rientri domenicali (soprattutto per dicembre) poche tutele e, nei piccoli esercizi, scarsa rappresentanza sindacale.

        I.V.