Trento. Acquisti di Natale, rischio sciopero

07/12/2007
    venerdì 7 dicembre 2007

      Pagina 2 – Trento

      La protesta Vertenza sul contratto nazionale. La Cisl: no all’attività nei festivi
      Acquisti di Natale, rischio sciopero

        I lavoratori del commercio: braccia incrociate il 21 e il 22

          TRENTO — I lavoratori del commercio mettono a rischio lo shopping prenatalizio, con uno sciopero nazionale indetto per il 21 e 22 dicembre. Cisl, Cgil e Uil hanno annunciato, informalmente, la propria adesione. Un segnale forte e chiaro che ha come mittente la Confcommercio e che arriva dopo la mancata discussione del rinnovo del contratto dei lavoratori del commercio e del terziario. Il contratto del commercio è scaduto da un anno; la piattaforma è stata presentata nei termini prestabiliti ai rappresentanti nazionali dei datori di lavoro, ma il tavolo della trattativa si è rotto in conseguenza all’abbandono della contrattazione da parte della Confcommercio.

          L’ultimo rinnovo (2004), giunto con diciassette mesi di ritardo, aveva apportato benefici sostanziali ai lavoratori (125 euro di aumento, introduzione e miglioramento del lavoro precario, avviamento dei fondi di assistenza), il tutto, però, con una spesa elevata da parte della Confcommercio che, a oggi, non ha voluto ancora entrare nel merito del rinnovo dribblando sia la parte economica (richiesti 78 euro lordi in più), che quella normativa (orari di lavoro, fondi pensione).

          «In un mondo dove il mercato del lavoro progredisce a ritmi serrati e le innovazioni sono quasi all’ordine del giorno, soprattutto nel terziario — dice Walter Bonatti della Fisascat Cisl — i commercianti vorrebbero che il contrato nazionale andasse di pari passo e li tutelasse nel migliore dei modi».
          Proprio ieri mattina la Fisascat Cisl ha ribadito il dissenso alle aperture domenicali e festive dei negozi reputandole «inutili e con l’unica conseguenza di peggiorare la vita ai lavoratori del commercio con rinunce alla vita familiare e sociale».

          «I negozi normali sono più che sufficienti per ottemperare alle esigenze dei consumatori », afferma Giovanni Agostini della Fisascat-Cisl del Trentino. «È inconcepibile che in zone come Arco e Riva la legge provinciale consenta l’apertura di esercizi pubblici 48 domeniche all’anno su 52 totali». All’affermazione che tutto il territorio trentino venga considerato località turistica, (fatta eccezione per la Val d’Adige e Vallagarina), Agostini replica: «Il turista cerca musei, paesaggi, attrazioni culturali e turistiche, non negozi».

          Gabbiano Santin